Quando Binda (2001) e Peverelli (2003) provarono a recintare l’area

Passato e presente – Oltre una decade tra dibattiti e polemiche
Il primo presentò il progetto, il secondo lo rilanciò. Oggi l’assessore alla Sicurezza dice no
In principio fu Nini Binda. Poi seguì Diego Peverelli. Oggi è il turno (ma con idee radicalmente opposte) di Marcello Iantorno. Il dibattito sulla eventuale recinzione dei giardini a lago è veramente l’araba fenice: sembra morire, ma regolarmente risorge dalle sue ceneri.
Il primo a provarci concretamente fu, nel gennaio 2001, l’allora assessore al Verde, Nini Binda (Forza Italia). Il quale battezzò il progetto per recintare lo spazio verde con un nome suggestivo: Parco delle Architetture e delle Memorie. L’idea venne gettata in pasto al dibattito politico in occasione
di una riunione conviviale del Rotary Club Como Baradello, al Palace Hotel di Como. Il progetto – dal costo stimato intorno ai 600 milioni di lire – avrebbe dovuto interessare la vasta area compresa tra il Monumento ai Caduti e quello alla Resistenza, complessivamente quasi 48.500 metri quadrati. La cancellata che avrebbe dovuto proteggere giardini e beni monumentali avrebbe dovuto avere un’estensione non superiore ai 320 metri lineari per un’altezza minima di poco superiore ai due metri. Costo: 600 milioni. Inutile dire che, tra polemiche e problemi tecnici, il sogno di Binda rimase tale.
Non morì, però. Tanto che, due anni dopo, un’intervista a questo giornale rilasciata dal successore nella giunta comunale, il leghista Diego Peverelli, riaprì con forza la questione. «Datemi l’opportunità di recintare i giardini a lago e allora garantirò alla città un verde pulito, curato e sicuro». Per la precisione era il 6 agosto 2003, e forse Peverelli, non immaginava l’enorme dibattito che le sue parole avrebbero nuovamente innescato. E invece il tema delle recinzione del più grande (e forse, oggi, degradato) spazio verde pubblico della città occupò per giorni le discussioni sotto il solleone.
Il principio sul quale fece leva Peverelli era uno su tutti: la funzione di per sé deterrente della recinzione e la tutela dell’area, per esempio nelle ore notturne, da vandali e altri malintenzionati. Si scatenò il finimondo: il centrosinistra attaccò l’allora assessore al Verde in ogni modo, il sindaco Stefano Bruni, al contrario, lo appoggiò apertamente, ma la stessa maggioranza di centrodestra si spaccò clamorosamente (An, per dirne una, impallinò la proposta con più di un big). Risultato finale: zero assoluto. I giardini sono rimasti tali e quali fino a oggi. Ma cosa pensa l’attuale assessore alla Sicurezza di una cancellata antivandali?
«Non sono d’accordo – afferma senza incertezze Marcello Iantorno – Inutile nascondere che i giardini sono brutti e degradati, ormai, ma recintare il brutto non ha senso. La soluzione è riqualificare l’area, sistemare il verde, attrezzare bene gli spazi e illuminarli a dovere. Soltanto così, magari coinvolgendo l’Ance che da tempo ha garantito circa 150mila euro allo scopo, i giardini potranno diventare più belli e sicuri».

Emanuele Caso

Nella foto:
Un cestino per la spazzatura mezzo divelto, erba completamente spelacchiata e panchine vuote: così si presentano oggi i giardini

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.