Quando i comaschi combattevano il vaiolo. I versi di Giuseppe Parini e le ricerche di Candida Lena Perpenti

Candida Lena Perpenti

È a una donna di scienza dall’eccezionale talento che si deve la promozione della profilassi antivaiolosa e l’introduzione del vaccino contro il vaiolo nel territorio di Como. Si tratta di Maria Candida Medina Coeli, meglio conosciuta come Candida Lena Perpenti, nata a Chiavenna nel 1764 e morta nel 1846 a Pianello Lario.
Il padre, Sebastiano Medina Coeli, è un medico di origini castellane lecchesi, mentre la madre, Isabella Battistessa, appartiene a una delle famiglie più in vista di Chiavenna. Ultima di cinque figli, Candida Lena Perpenti inizia sin da ragazzina a interessarsi all’arte della medicina, sotto la guida del padre, dedicandosi soprattutto allo studio del vaiolo e alla pratica del vaccino. In particolare, stringe un rapporto epistolare con il medico milanese Luigi Sacco, che fin dalla fine del Settecento aveva contribuito a diffondere nella Repubblica Cisalpina le indagini di Edward Jenner sulla vaccinazione.
Proprio come Jenner, che aveva sperimentato sul proprio figlio l’innesto vaccinico contro il vaiolo, essa stessa sperimenta in famiglia, sui suoi bambini, la medesima pratica. È al suo esempio e al suo impegno nella promozione della profilassi antivaiolosa che si deve l’introduzione del vaccino contro il vaiolo nel territorio di Como dove si trasferisce per motivi di studio. Qui conosce il notaio Bernardino Lena Perpenti che sposa nel 1788 e con cui si trasferisce a Pianello Lario, sul Lago di Como. Il matrimonio è seguito dalla nascita di ben quindici figli in ventun anni. Tuttavia, l’impegno richiesto dai compiti materni non comporta l’abbandono degli interessi scientifici. Il suo nome è infatti anche legato alla filatura dell’amianto, come scrive Alessandra Mita Ferraro nel volume Un laboratorio tutto per sé. La scienza al femminile (Mimesis 2019).
Nei suoi esperimenti Candida riuscì per prima a ricavare dall’amianto un filo tanto sottile da realizzare fettucce, merletti e un pezzo di stoffa. Sempre con l’amianto fece realizzare fogli di carta resistenti al fuoco e anche dell’inchiostro a prova di fuoco ottenuto «con una mistura di un terzo di vetriolo di ferro e due terzi di manganese sottilmente polverizzata». Con questi materiali ignifughi fece anche stampare alcuni libri.
poesia civile
Come non ricordare, a fine Settecento, la battaglia condotta dai circoli illuministi di cui dà splendido conto Giuseppe Parini nella sua ode L’innesto del vaiuolo? Fu dedicata a Gianmaria Bicetti de’ Buttinoni da Treviglio, accademico dei Trasformati e cognato di Giuseppe Maria Imbonati, in Lombardia il più deciso sostenitore della vaccinazione antivaiolosa. L’ode fu composta nel 1765 e in quello stesso anno fu pubblicata nel volume a cura dello stesso Bicetti che raccoglieva scritti scientifici sulla prevenzione del vaiolo. Il componimento inizia con un riferimento all’impresa di Cristoforo Colombo, nuovo Ulisse che non ebbe paura di affrontare l’ignoto di un mondo nuovo, nonostante le beffe dell’Europa immobile conservatrice. E cita il caso di Lady Maria Wortley Montagu, che recatasi nel 1716 a Costantinopoli col marito ambasciatore vi conobbe la pratica dell’innesto del vaiolo e la sperimentò sul suo unico figlio facendosene poi banditrice in Inghilterra. Parini così descrive il morbo: «Fra le tenere membra orribil siede / Tacito seme: e d’improvviso il desta / Una furia funesta / De la stirpe degli uomini flagello» (…) «e con la man rapace / Ne le tombe condensa / Prole d’uomini immensa».
I cinesi (gli antenati di coloro che per primi hanno avuto a che fare con il coronavirus nel XXI secolo) invece praticavano la vaccinazione iniettando nel braccio un po’ di “veleno” per stimolare un processo immunizzante di anticorpi: quel «popol che noi chiamiam barbaro e rude» scrive Parini «macolar ne suole / la ben amata prole / che non più recidiva in salvo torna».

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1 Commento

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    Monica Bertacchi , 11 Marzo 2020 @ 11:07

    Buongiorno, quale discendente diretta di Candida Lena Perpenti desideravo ringraziare per l’articolo a lei dedicato
    Cordialmente
    Monica Tarra vel Tara Bertacchi

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