Quando i Pink Floyd vestivano alla comasca: un nuovo libro sull’album “Animals”

Nick Mason

Venezia e Pompei sono due luoghi di riferimento, in Italia, per gli appassionati della band inglese Pink Floyd, per i concerti che hanno ospitato (e nel caso della laguna non senza polemiche). Ma nel libro della memoria della storica band inglese e in particolare per il mondo dei collezionisti, specie di vinili, c’è anche Como. È vero, con il famigerato muro sul lungolago sorto durante il cantiere delle paratie e la tempesta di polemiche che ne è sorta, Como ha implicitamente celebrato l’album del 1979 The Wall.
E il catalogo dei Vip che hanno trascorso momenti piacevoli sul Lario annovera l’ex bassista dei Pink Floyd, Roger Waters, che durante le date meneghine del suo trionfale tour The Wall, poi diventato un film, dieci anni fa ossia nel 2011 si concesse una giornata di pausa sul lago pranzando in un locale tipico del territorio, il Crotto del Sergente.
Anche Nick Mason, il batterista che è nel gruppo fin dalla fondazione ossia fin dai tempi di Syd Barrett, è stato sul lago, e il Corriere di Como lo ha immortalato. Da sempre appassionato di motori nonché pilota in proprio, ha una collezione sterminata di prototipi e fuoriserie. È stato giurato, nella foto, dell’edizione 2012 del “Concorso d’eleganza” di Villa d’Este a Cernobbio.
La memoria lariana dei Floyd come detto ha però anche forma di vinile. Il collezionismo vintage svela una presenza costante di Como nel mondo Floyd. Va infatti ricordato che fin dagli anni ’60, e per almeno un paio di decenni, il grande rock è stato “confezionato” in riva al Lario. La stampa delle ormai storiche copertine dei 33 giri infatti era spesso opera di due tipografie comasche, le Grafiche Dotti di Cernobbio (fallite giusto dieci anni fa), che brevettarono anche alcuni packaging curiosi, e la Grafica Centonze di Como.
In quegli anni la Emi Italiana stampava i suoi dischi nella sua stamperia a Caronno Pertusella, vicino Varese. Ed ecco entrare in gioco la Grafica Centonze di Como, artefice della stampa della copertina dell’antologia floydiana Masters of Rock. Alle Grafiche Dotti si devono la stampa della confezione di Zabriskie Point, colonna sonora dell’omonimo film di Michelangelo Antonioni con brani del quartetto, e dell’acclamato Wish You Were Here nelle ristampe dal 1978. Le Grafiche Dotti compaiono anche nella quarta ristampa, quella del 1981, dell’album del 1977 Animals (numero di catalogo 3C 064-98 434) in cui dominano maiali, cani e pecore tra schitarrate epiche di David Gilmour e satiriche sferzate antisistema.
Su questo disco esce ora da Tsunami un bel libro di Giovanni Rossi, Animals. Il lato oscuro dei Pink Floyd (pp. 189, 16 euro). Un disco problematico, frutto dei malumori della band smarrita dopo la sbornia di successi di Dark side of the moon (1973) e del successivo bluesy e malinconico omaggio a Barrett Wish you where here (1975). Un disco apertamente progressista nei presupposti ideologici e pessimista, crudo e duro e mai cosi “rock” nei risultati espressivi, Animals, ispirato a Orwell e alla sua Fattoria degli animali, nato tra il 1976 e il 1977 durante l’ascesa del punk e in parte influenzatone, pervaso da una forte critica sociale. Un disco di svolta in cui proprio Roger Waters poneva il proprio vessillo di autore “kubrickiano” e forse anche wagneriano sulla band come regista e controllore assoluto di tutto il processo produttivo, dai primi spunti fino alla copertina, con la centrale elettrica. la Battersea Power Station di Londra con le sue quattro ciminiere falliche e in mezzo il maiale gonfiabile e volante Algie (poi diventata presenza fissa nei concerti live) che la sorvola. Fu da lui ideata e abbozzata e solo materialmente realizzata dallo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson (il grafico che aveva avuto la rivoluzionaria idea di mettere una mucca in copertina su Atom hearth mother). Animals è il punto di svolta tra il prisma nero simbolo di Dark side e il muro di The Wall. Animals – Il Lato Oscuro dei Pink Floyd ne racconta la genesi con gradevole passo narrativo come in un romanzo, come ha fatto Michele Mari in Rosso Floyd edito da Einaudi ma senza spingere troppo sul pedale dell’immaginazione drammaturgica. Qui le fonti giornalistiche e bibliografiche che illustrano la crescente egemonia creativa di Waters, e i retroscena dell’album nato nei nuovi studi di Britannia Row proprietà della band (vi incideranno anche i mitici Joy Division di Ian Curtis) sono più precise e focalizzate. Un viaggio unico in un momento cruciale della storia di una delle maggiori band del rock mondiale.

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