Quando il teatro invita a resistere

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Miriana Ronchetti è un esempio di resistenza culturale attiva, da anni. Ben prima dello scoppiare della pandemia. La sua battaglia è contro infezioni che si chiamano indifferenza, ignoranza, razzismo.

Ha lottato caparbiamente contro le asperità della vita  per difendere una scelta di lavoro controcorrente e antieconomica, una missione per portare al pubblico  gioia, ironia, spunti di riflessione, poesia: «Cerco di insegnare  che l’arte aiuta, il teatro salva dalla follia e dalla solitudine», dice l’attrice e drammaturga comasca. Vive il teatro come talismano, antidoto alle tante maschere (non solo sanitarie) che  ci impongono di indossare. Volti, dice «che   ci appartengono ma che, spesso, non conosciamo».

Ed ecco la magia catartica del teatro che  invita a gettare la maschera, combattere  paure e insicurezze che nella vita reale   fanno quasi gettare la spugna.  Con il teatro, spiega Miriana,  usi il respiro in modo corretto, impari il senso del tempo e dello spazio, «potenzi e riveli gli aspetti espressivi del testo, il carattere dei personaggi, l’ironia, l’aspetto evocativo e immaginifico della parola».

Teatro come terapia insomma,  che «fornisce spunti per insegnare ai ragazzi un modo di parlare senza fretta, ad alta voce, pensando le parole e vedendole». E sappiamo quanto i giovani ne abbiano bisogno, in tempi di claustrazione digitale. Condizione in cui il corpo è mortificato, curato solo per l’aspetto senza considerarne le potenzialità  comunicative. «Eppure il corpo, nella gestualità, nella postura, nell’andatura. esprime continuamente le nostre emozioni, i timori, le curiosità, gli entusiasmi, le ansie», dice Miriana. Per vedere alla prova tutto ciò in una dimensione che è non solo spettacolo ma anche   sperimentazione,   Miriana e i suoi colleghi e allievi della compagnia Orizzonti Inclinati saranno in scena nel saggio del corso di teatro  domenica  27 giugno alle 18.30 al Carducci nel salone Musa di viale Cavallotti 7 a Como. Proporranno “Il grande volo”,    da “Gli Uccelli” del greco  Aristofane. Un classico senza tempo, mai così necessario per il  desiderio di libertà cui dà voce.            

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