Quando la Costituzione prende il posto del Natale

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

«Questa canzone evoca uno dei momenti più bui della storia d’Italia. Scritta da vigliacchi senza Patria e senza divisa che sparavano alle spalle ai veri soldati italiani».
Con queste parole si è espresso, alcuni giorni fa, il padre dell’alunna di una scuola elementare di Napoli a proposito di “Bella ciao”, nota canzone con un chiaro richiamo alla Resistenza.
Il caso nasce dalla decisione delle maestre della scuola di sua figlia di organizzare, al posto della consueta recita di Natale, quella sulla Costituzione italiana. Su questo ho avuto già modo di dire come la penso.
Sbaglia chi interpreta la laicità come uno spazio vuoto, neutro.
La laicità è invece uno spazio pieno di stimoli, sensibilità, confronto, libertà. Ma il confronto può esistere solo tra punti di vista diversi, non in assenza di punti di vista. Fatto sta che la scuola ha deciso per la celebrazione della Costituzione a Natale, temo nemmeno accedendo ai desideri della comunità musulmana o di altre religioni, visto che non risulta abbiano mai effettuato richieste di questo genere, ma nel tentativo, goffo, di consegnare il famoso spazio vuoto, che in realtà non è mai tale.
Come dire, decidiamo di dedicare alla celebrazione del 25 aprile la settimana di Pasqua. Si può fare ma è chiaro che viene intesa come una provocazione.
Lo dico io che celebro con eguale convinzione sia il 25 aprile che la Pasqua. Tant’è che ha scatenato le ire di molti genitori. Il risultato finale non solo è stato dare spazio all’azione demagogica di quanti imputano agli stranieri ogni disastro e colpa di quanto succede nel nostro Paese, anche la responsabilità dell’idiozia nostrana, ma anche di fare passare “Bella ciao” come una roba per comunisti. Così pure la Resistenza che ha visto la partecipazione di cattolici, liberali, socialisti. Quanto alla canzone, che non è mai stata un inno partigiano, ha incominciato ad essere cantata solo dopo il primo governo di centro-sinistra negli anni ’60, perchè rispetto a “Fischia il vento” che evocava il raggiungimento della “rossa primavera”, il richiamo alla lotta contro “l’invasor” era considerato invece più unificante e meno ideologizzato.
Qui voglio solo ricordare che ai soldati italiani era già stato “sparato alle spalle” con l’armistizio dell’8 settembre del ’43; lo stesso venne fatto nei confronti dei cittadini italiani con l’accettazione subalterna da parte del governo italiano dell’occupazione del territorio nazionale da parte delle truppe tedesche e naziste. Più vigliacchi di così!
Se invece di limitarci agli atti simbolici, buoni solo per riscaldare gli animi e le tifoserie, studiassimo la storia, anche quella moderna, forse sarebbe più utile.

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