Quando la musica è un motore economico

Piazza Martinelli un laboratorio sempre più prezioso
Soldi e musica, un binomio difficile. Il diavolo e l’acqua santa, spesso. Difficile, specie di questi tempi. Per chi organizza eventi, certo. Sempre più alle prese con bilanci risicati e sponsor latitanti. E anche per chi vorrebbe vivere di note. E sempre più fatica, sul Lario come nel resto d’Italia, a trovare non dico una prospettiva di lavoro stabile, ma almeno un ingaggio per garantirsi il pane quotidiano.
Prospettive fosche. Ma ieri un’analisi della Camera di Commercio di Milano ha dato un po’ di ossigeno ai musicanti lariani, solleticandone l’orgoglio. In tutta la Lombardia, la musica è un settore strategico per l’economia, capace di generare affari per 4 miliardi, la metà di tutta Italia, con 2mila imprese musicali e 10mila addetti e un significativo indotto per il comparto del turismo. Sono in prevalenza attività di servizi (1.117 in Lombardia, più della metà del settore), ma anche produzione (445 imprese, circa un quarto) e commercio (437, circa un quarto). Como non è tra le prime città in Lombardia (in vetta sono Milano, Cremona, Brescia e Bergamo), ma si difende in virtù di nuove energie che si sprigionano. Nonostante la crisi.

Ci crede in particolare il maestro Bruno Dal Bon, direttore d’orchestra di fama internazionale, docente al Conservatorio Verdi e animatore dell’Università Popolare di Musica. Che da anni lavora a Como, con spirito di rete, alla costruzione di una “Casa della Musica” pubblica che possa essere ogni giorno un punto di riferimento per il musicista o il semplice appassionato, un luogo di musica e di parole, di riflessione e di condivisione di esperienze musicali e artistiche diverse. Un luogo di musica da ascoltare e vivere non solo come esperienza estetica o come semplice esibizione di specialisti, ma come forza di coesione e anche di rinnovamento sociale.
«La musica appaga i nostri bisogni primari, dato che da essi proviene – dice Dal Bon – Per questo non merita di essere soffocata dalla mercificazione e nemmeno dal silenzio. L’osservatorio della Camera di Commercio di Milano con i suoi rilevamenti è in linea con gli indicatori europei a pari livello statistico. Dice che la musica, nonostante la crisi, in Lombardia e anche sul Lario è un fattore economico importante. Detto ciò, non è solo un business. Sosteniamo la musica in città, con varie iniziative, perché si accendano i riflettori sulla cultura in generale e si rimettano in moto modalità di partecipazione attiva e di ascolto che il pubblico aveva perso».
Cosa fare quindi per dare spazio alla musica, a Como? «Andrebbe seguita di più, invece spesso è considerata mera decorazione, un accompagnamento sonoro ad eventi e manifestazioni. E come tale priva di riscontro economico. Como, ad esempio, si è ritrovata dall’oggi al domani un Conservatorio, con cui non ha ancora sviluppato le necessarie sinergie. Se si guardasse seriamente alla musica, con lo stesso rilievo che si dedica alle altre arti, se ne scoprirebbero anche le potenzialità economiche».
Domenica sera l’evento jazz che avete ospitato in piazza Martinelli è andato benissimo. «Quella piazza – dice Dal Bon – è un laboratorio che si sta rivelando sempre più prezioso. Ha un’acustica incredibile e sprigiona un dinamismo meraviglioso. Sono esperienze molto importanti. Il set che è stato proposto era impegnativo, non regalava niente a nessuno. Eppure la piazza era strapiena, metà del pubblico era in piedi. Sono soddisfazioni. Certo, è una semina dai tempi lunghi, ma appaga molto più dell’impegno richiesto dall’organizzazione di singoli “grandi eventi”, con la celebrità di turno. Qui si semina qualcosa che avrà un futuro. E occorre continuare a investire in questa direzione. Imponendo sempre più, all’agenda della città, i temi della musica e il ruolo di chi la fa, per riossigenare un mondo che rischia di essere solo l’esibizione di qualche specialista o di qualche vedette».
Lorenzo Morandotti

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