Quando le parole possono influenzare la nostra realtà

Il commento
di Giorgio Civati
Avete presente la felpa rossa di Landini, vistosamente “marchiata” Fiom? Ecco, l’abbigliamento aiuta il leader dei metalmeccanici della Cgil a essere più incisivo e determinato? Oppure potrebbe essere altrettanto convincente e trascinatore anche con un maglioncino grigio o – addirittura – indossando una giacchetta blu?
Quale che sia l’opinione di ciascuno, resta il fatto che questa è senza alcun dubbio l’era dell’immagine, il tempo più dell’apparenza che della sostanza. E se tutto ciò riguarda gli abiti, anche il linguaggio non ne è esente e le parole hanno ben più di un significato: quello del mai abbastanza consultato vocabolario Zingarelli ma non solo.

La richiesta di Giovanni Cogotzi, presidente del Gruppo metalmeccanici di Confindustria Como, non va perciò presa sottogamba. Può sembrare superficiale che Cogotzi chieda ai sindacati: «Non chiamateci padroni». Altre sono le cose importanti. Eppure iniziare a cambiare il lessico può essere un buon punto di partenza. Certo, la sostanza è quella che alla fine conta di più. Ma se le idee possono cambiare il mondo, anche le parole siamo certi che possano influenzare gli atteggiamenti di chi li pronuncia, e quindi anche la realtà.
Attenzione, dunque, a cosa diciamo. Ma anche a come lo diciamo.

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