Quanta Como nel lungo viaggio dei “Meridiani”

Meridiani Mondadori

Nell’autunno del 1969, anno di rivoluzioni, arrivano sul mercato librario italiano I Meridiani Mondadori, collana diretta dal poeta e traduttore Vittorio Sereni. Una “biblioteca ideale”, ispirata al modello della celebre Bibliothèque de la Pléiade dell’editore Gallimard caratterizzata da cofanetti in cartoncino, il bianco e nero dei volti degli autori, la rilegatura in dark sky blue con titolo e fregi d’oro, la carta avoriata. Libri da passare agli eredi, e che per fortuna si possono trovare anche sul mercato dell’usato (fisico e digitale) a prezzi concorrenziali.
Non pochi gli autori di pertinenza comasca in questo olimpo. Monumentale l’edizione della Storia della mia vita di Giacomo Casanova in più volumi a cura di Piero Chiara, narratore luinese, e del critico lariano Federico Roncoroni.
Imperdibile anche la raccolta di Tutte le poesie dell’americana Emily Dickinson (con traduzioni di vari autori tra cui il poeta varesino Silvio Raffo) curata dall’americanista lariana Marisa Bulgheroni. E tanti gli autori lariani ospitati nell’antologia Scrittori italiani di aforismi a cura di Gino Ruozzi. Due volumi densi che fanno di Como una delle patrie italiane dell’aforisma. Comasco è lo stesso prefatore, il massimo narratore lariano del XX secolo, Giuseppe Pontiggia (alla cui opera peraltro è consacrato un altro Meridiano): che s’interroga proprio sulla natura del “pensare breve”, cioè per scorci e per frammenti che sono, parole sue, l’autentica «medicina dell’uomo» dispensata dalla letteratura: «Un aiuto che un uomo offre a un altro uomo, una guida per evitare l’errore o porvi rimedio, il conforto che l’esperienza può dare a chi deve ancora affrontarla».
Un altro lariano radunato da Ruozzi è Giambattista Giovio, cultore di «sali e sarcasmi di corte e di salotto» tra moda, cibo, lusso e politica. Si muove un po’ goffo nella Como di fine Settecento, con i suoi pensieri «caduti giù dalla penna» (parole gioviane). Un salto in avanti ed eccoci a una vetta assoluta dell’aforisma, Carlo Dossi. Le sue Note azzurre sono una selva di 5.794 frammenti dove abbondano gli autoritratti, la pungente ironia spesso misogina, la metafisica e la politica.
Ancora un salto ed ecco il prefatore diventare autore: Pontiggia scrisse splendidi aforismi dove si confermò osservatore dei costumi contemporanei mettendo sempre alla berlina i tic e i paradossi del linguaggio di oggi, con stile ed eleganza pari solo alla sua acutezza. Come in questa definizione dell’aggettivo “kafkiano”: «Riservato d’ufficio alla burocrazia. Rivela assenza di ogni famigliarità con Kafka, come di ogni famigliarità con Platone l’aggettivo platonico, riservato all’amore in bianco e al risultato di zero a zero nel calcio». Non poteva mancare nel secondo volume del Ruozzi sul ’900 anche un canturino illustre autore di aforismi che fu pure pittore, Ugo Bernasconi. Altro comasco è Massimo Bontempelli, erede di Nietzsche e Leopardi («Lo scrittore deve scrivere per vivere; soltanto così riuscirà forse a sopravvivere. È il più perfetto connubio tra passione e necessità»).
Da ricordare anche il “Meridiano” di Mondadori dedicato ai Romanzi di Piero Chiara che contiene fra l’altro Il pretore di Cuvio, ambientato anche nella Como dei lupanari di primo Novecento. E come non citare l’opera omnia di Vincenzo Consolo? Uno scrittore molto legato al Lario. In uno dei suoi libri più fortunati, Retablo, si parla diffusamente di Gravedona e delle Tre Pievi, terra di emigrazione (dal Cinquecento all’Ottocento) verso Palermo e la Sicilia. Sempre più frequenti sono state, negli ultimi anni, le sue visite sul Lago di Como. In Retablo il protagonista, il pittore Fabrizio Clerici, compie un viaggio dalla Lombardia alla Sicilia. Altra presenza lariana da considerare tra i tanti dorsi blu e dorati dei “Meridiani” è il sontuoso volume di scritti dell’antropologo Fosco Maraini dal titolo Pellegrino in Asia, arricchito da una postfazione dell’antropologo comasco Francesco Paolo Campione, che dirige il Museo delle Culture di Lugano.

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