QUEL MUSEO DI RICORDI CHE GIACE SUI FONDALI

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IL TESORO – QUANDO LE MEMORIE STORICHE S’INTRECCIANO CON LA MITOLOGIA
Innumerevoli naufragi e rottami nel lago «immenso» cantato da Virgilio

(l.m.) È davvero un «lago immenso» il Lario, come scrive Virgilio nel secondo libro delle Georgiche, rievocando forse il suo soggiorno a Bellagio. Custodisce innumerevoli segreti. La gran parte dei quali non potrà mai tornare a galla. Delle battaglie navali che videro protagonisti comaschi e milanesi attorno all’Isola Comacina all’epoca del Barbarossa (1169), e delle scorrerie della flotta del Medeghino nel ’500, ha già fatto giustizia il tempo con il

suo braccio armato: la chimica. Altre voci e leggende sedimentatesi nei secoli non hanno mai raggiunto lo status di storie verificabili e sono rimaste bolle d’aria sospese nell’acqua: ville patrizie, chiese e locomotive immerse negli abissi dopo immani cataclismi, ad esempio. Ma hanno alimentato miti, romanzi, canzoni. Di altri naufragi e disgrazie che gettano un’ombra maledetta su questo lago tanto amato dai turisti ci sono però testimonianze. Dirette e indirette. Ad esempio di tante vicende che aprono squarci di verità su popoli caparbiamente radicati alle rive, con il lago alleato economico in qualità di grande via di comunicazione, parlano i resti di natanti di varie dimensioni – dalla gondola al comballo – di cui pullulano i fondali. Li raccontiamo partendo dalle esperienze di sub più che esperti, escludendo quanto riposa per sempre a profondità inaccessibili, tra acque torbide e gelide. E qui il documento di vita quotidiana si intreccia a pagine drammatiche di storia. Ed ecco così un pullulare di bombe e depositi d’armi di cui un lago “di frontiera” è ricco per vocazione. Impossibile mapparli tutti con precisione: il lago è naturale discarica per plotoni di sbandati o singoli militi in fuga, e anche per tanti delinquenti che si liberano del corpo del reato gettandolo in acqua. Ci sono poi i tanti cadaveri – anonimi e non – gettati nel lago. Un tronco umano senza possibilità di identificazione riemerse ad esempio nel Lago di Lecco in anni recenti: lo cita l’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo nel suo libro del 2005 Morti senza nome. Il corpo che invece il lago non ha mai restituito è quello di Giuseppina Tuissi, detta Gianna, partigiana della 52ª Brigata Garibaldi “Luigi Clerici” e collaboratrice del partigiano Luigi Canali, il capitano “Neri”. Scomparve misteriosamente il 23 giugno 1945: si presume che sia stata uccisa – per far sparire un testimone scomodo dei fatti di Dongo, come era del resto Neri, pure finito nel nulla – e il suo corpo gettato nel lago al Pizzo di Cernobbio.

Nella foto:
Un’immersione del Centro Sub Nettuno, sodalizio lariano che nel 2009 ha pubblicato il volume di Carlo Noce Immersioni nel Lario

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