di Lorenzo Morandotti, Opinioni & Commenti

Quella città dismessa che non meritiamo

di Lorenzo Morandotti

N on ci meritiamo una  città in questo stato  di degrado e sporcizia e non se la meritano nemmeno i turisti che la visitano. Non se lo merita Como per il suo passato e per il suo presente.

D’accordo, forse è anche colpa degli elettori, se non sono messi in grado di  esprimere una classe dirigente meno miope, che cioè sia all’altezza delle sfide.

Anche le sfide, però, sono un avversario ragguardevole: anzi, matasse che a sbrogliarle occorrono anni e denari, e in assenza di passi risolutivi come si è visto in più di un caso il gomitolo diventa una valanga e allora sono guai per tutti e anche per le generazioni future.

Ma bando alle tentazioni del populismo e facciamo esempi concreti. E diamo un rapido sguardo alle aree dismesse, in senso letterale e figurato.

Ex tintostamperia Ticosa a parte, perché la fotografia che ciascuno può regalarsi con una passeggiata a piedi (attenzione: polmoni a rischio) tra  via Regina e via Grandi vale più di ogni mucchio di parole per quanto ben concertato e supportato da numeri e proiezioni. Però ricordiamo almeno che sullo stesso asse abbiamo  gioielli romanici come Sant’Abbondio (accanto, l’università) e San Carpoforo (chiesa chiusa se non in particolari occasioni) e un gioiello di proprietà privata in sfacelo come  San Lazzaro in via Rimoldi, uno dei più antichi monumenti di Como, costituito da una chiesa e dai resti di un convento e di un ospedale per il ricovero dei viandanti e il controllo delle epidemie. La chiesa era celebre per l’affresco della “danza macabra” del XV secolo all’esterno di uno dei muri laterali, purtroppo perduto.  Personaggio in cerca d’autore  è, nonostante l’importante intervento in corso, Villa Olmo, dato che –   feste private milionarie a parte  – non si sa come verrà gestita per  tornare a ospitare eventi pubblici come mostre e convegni. Identità dimezzata anche per il Tempio Voltiano a lago, il cui piano superiore attende paziente l’avvio dei restauri. Silenzio anche sul destino dell’ex cinema Politeama di piazza Cacciatori delle Alpi, proprietà quasi tutta comunale: sabato ci sarà  la presentazione della stagione autunnale  del Conservatorio “Verdi” che ha annunciato di volersene far carico entro pochi anni, ma servono milioni per il restauro.

Dismessa nei fatti è anche la  Pinacoteca di via Diaz, che non ha una direzione scientifica e attende una razionalizzazione degli spazi: ottimo  prorogare come è stato annunciato ieri  fino al 6 gennaio 2019 la mostra Giuseppe Terragni per i bambini: l’Asilo Sant’Elia tuttora in corso,  «nell’ambito del processo di rivalorizzazione» della struttura di Palazzo Volpi. Unita però all’ex carcere di San Donnino, messo in vendita dal demanio ma tuttora invenduto. Insomma, ovunque ti giri, il dismesso  è un convitato di pietra che può rovinarti la festa.

12 ottobre 2018

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
ottobre: 2018
L M M G V S D
« Set    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
 Farmacie di turno 

   Ospedali   

   Trasporti   
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto