Quelle storie di Emilio Salgari stampate a Como. Mistero editoriale nel segno dell’avventura

Emilio Salgari

L’antiquariato librario può aprire finestre su misteri del passato. Anche su Internet non è difficile imbattersi in libri editi a Como firmati da Emilio Salgari, per i tipi della società editrice “Roma”. Chi era costei?
Nel volume edito da Franco Angeli nel 2013 Editori a Milano 1900-1945 a cura di Patrizia Caccia, scopriamo che Antonio Garibaldo Quattrini e il fratello Attilio fondarono la Roma nel 1905 a Como. Ne fondarono anche un’altra, l’editrice Italiana, a Milano, poi trasferita a Firenze. Quattrini, che morirà nel 1937, fu anche sottufficiale di Marina e autore in proprio, con la “Roma”, di romanzi di ispirazione salgariana.
Altri indizi nel saggio di Fabio Cani Visto si stampi. Nota sulle tipografie a Como a cavallo fra i due secoli in L’occhio beffardo. La Rana e i giornali umoristici comaschi, a cura di Alberto Longatti (Edizioni della Famiglia Comasca, Como 2014): la Roma fu «trasportata a Como da Bovisio» nel 1907 e nel 1908 fu la stampatrice del periodico “La Rana del Domm”. Nello stesso anno Quattrini «pone fine alla ditta mettendola in liquidazione». Alla Roma di Como si devono anche edizioni di classici: D’Annunzio (Il libro delle vergini e Isaotta Guttadauro ed altre poesie nel 1909), Verga (Drammi intimi, 1908), De Amicis (Scene di vita militare, 1908), Eugene Sue (L’ebreo errante) e anche Emile Zola (La bestia umana, 1905).
Per capirne di più occorre interrogare l’opera monumentale di una studiosa inglese, Ann Lawson Lucas, che ha ricostruito la vicenda editoriale salgariana.
«Tutta la faccenda dei volumi di Salgari pubblicati a Como dalla Casa Editrice Roma – dice Ann Lawson Lucas – è piuttosto complessa e manca di chiarezza. Nel primo volume della mia quadrilogia, Una mitologia moderna tra letteratura, politica, società (Firenze, Olschki, 2017), spiego le attività di Antonio Quattrini G. non solo nel contesto della sua casa editrice a Como ma anche in quello del suo periodico Il Giornale dei Viaggi (fra i tanti dell’epoca), in cui il direttore menziona il caposcuola dell’avventura Salgari con ammirazione e deferenza». Non può mancare anche uno sguardo al secondo volume della quadrilogia del 2018, sul Ventennio fascista: «I fratelli Antonio e Attilio Quattrini continuarono a pubblicare alcuni titoli salgariani (tre romanzi e un volume di brevi racconti) che ebbero nel corso degli anni moltissime edizioni».
Proprio nel secondo volume della quadrilogia ecco la foto a colori di una rara edizione dei primi anni Venti de Il Re della Montagna, uscita – secondo la copertina – anch’essa a Como, «benché – scrive Ann – a quell’epoca i Quattrini avevano spostato la casa editrice prima a Milano e poi a Firenze (dove ebbero una certa rinomanza, pubblicando opere degli scrittori de “La Voce”). Però Quattrini aveva prima pubblicato questo romanzo (a dispense) a Como nel 1906, quindi è forse solo per questa ragione che l’edizione/ristampa degli anni ’20 portava la parola “Como” sulla copertina, sebbene il romanzo fosse uscito già negli anni 1906-14 a Milano, grazie alla Società Editrice Milanese, sempre dei Quattrini, e uscirà nel 1923 presso la loro ditta a Firenze. Nel frattempo, prima del 1923, il romanzo era uscito anche presso le case editrici Celli, Ghelfi, Gloriosa e Bietti (incredibile!). Devo chiarire che l’edizione di Como è senza data, ma l’ho vista e mi sembrava un libro degli anni ’20. Detto tutto questo, la prima edizione de Il Re della Montagna risaliva al 1895 quando uscì presso i Fratelli Speirani di Torino, che entro il 1905 crearono non meno di 11 edizioni/ristampe. Salgari aveva cominciato con contratti per i suoi primi volumi firmati prima con Guigoni e poi con i Fratelli Treves di Milano; nel 1895 lo scrittore era arrivato da poco a Torino, alle dipendenze appunto degli Speirani, per cui scriveva moltissimi brevi racconti e articoletti per i loro periodici. Quindi il contratto per questo romanzo – e per tutto il resto di quell’epoca – era stato stipulato dagli Speirani con Salgari».
«La prossima tappa era costituita dal lungo legame con Antonio Donath di Genova, dopo un po’ di tempo sigillato con un contratto esclusivo – spiega Ann – Nello stesso tempo la ditta degli Speirani fallì ed è per questa ragione che altre piccole ditte trovarono modo di far stampare i volumi già editi dalla Speirani. Secondo me non era né legale né autorizzata questa attività. Ma le leggi di copyright non erano ancora ben formulate in modo definitivo. Dovrei anche spiegare che, a quell’epoca, era normale la pratica seguita da Salgari per tutta la vita; cioè dovette vendere il manoscritto di qualsiasi opera a un editore per farlo pubblicare. Dunque dalla prima edizione in poi, lo scrittore non era più il proprietario della sua opera; invece l’editore ne possedeva i diritti, e quindi se la casa editrice falliva, accadeva un vuoto utilizzabile da qualche giovane editore sveglio. Se si potesse scoprire a Como qualche raccolta di documenti/carteggio di Quattrini o della editrice Roma, sarebbe un vero tesoro».
«In generale – conclude – direi che Quattrini era più serio (e più interessante) degli altri piccoli epigoni, ma era anche opportunista, orgoglioso della vita anteriore da marinaio con la ciurma del Duca degli Abruzzi, e non troppo inibito da considerazioni legali e morali. Non credo che ci sia mai stato qualsiasi rapporto contrattuale fra Salgari e Quattrini, tuttavia il caso di Duemila leghe sotto l’America andrebbe ulteriormente indagato. Quando la Roma lo ripubblicò nel 1907, col nuovo titolo Il tesoro misterioso, apparve “con aggiunti tre nuovi capitoli”. Salgari era ancora in vita; quindi questa circostanza vuol dire una di due cose: o ci fu un nuovo contratto con lo scrittore, oppure Quattrini scrisse o fece scrivere da altri i tre nuovi capitoli. La prima ipotesi è (quasi) impossibile perché dal 1906 Salgari scriveva sotto un contratto esclusivo con la Bemporad di Firenze (“quasi” perché anche Salgari talvolta andava fuori pista per far alcuni quattrini in più, eppure in questo periodo lo scrittore cercava di mantenere la promessa fatta a Enrico Bemporad); tuttavia al massimo avrebbe potuto firmare un contratto con Quattrini nella prima parte del 1906, quello con Bemporad essendo del giugno. Credo sia improbabile però, essendo da tempo Salgari oppresso dagli imitatori e dai “pirati” letterari».

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