Ragazzino di dodici anni “genio” della matematica ma per crescere felice serve l’aiuto della famiglia

RISPONDE RENZO ROMANO:

Ho letto recentemente sul sito del “Corriere della Sera” che un ragazzino britannico di appena 12 anni, Xavier Gordon-Brown, è stato iscritto all’università, precisamente alla facoltà di Matematica della Open University. Pare sia un piccolo genio ed è stato inserito  nella lista dei piccoli prodigi del mondo. In più non è soltanto un asso nella matematica, ma si dedica ad altre passioni come la musica e lo sport, in particolare calcio e pianoforte. Bene, io che ho un bambino della stessa età assolutamente “normale”, gli auguro grande successo nella vita. Tuttavia gli auguro anche di non “bruciare”   troppo in fretta tutto ciò che può rendere un bambino felice: il gioco, gli amici e tanta spensieratezza.
Lei, professor Romano,  cosa ne dice?
Antonella Pieri

Cara Antonella,
le confesso che io di “geni” ne ho addirittura due: i miei nipotini, quattro e cinque anni. Il più piccolo è bravissimo a fare i puzzle, la più grandicella consuma scatole di pennarelli in quantità…  Anche in matematica non scherzano anche se il piccolino quando conta dopo il sei insiste a mettere il quattro.
Tuttavia, a dispetto della loro genialità, non sanno ne leggere ne scrivere, e neppure  suonare strumenti musicali. In compenso giocano ai pirati e alle bambole, ascoltano volentieri le favole,  sono felici di andare all’asilo, perché lì hanno tanti amici. Nonostante tutte queste qualità i loro genitori hanno deciso che a scuola ci andranno a sei anni e, se tutto andrà bene, a dodici anni faranno la media e non la facoltà di matematica all’università…
È curioso che quando si parla di “genio” il pensiero corra subito alla matematica: “geni” sono considerati quelli che prendono sempre nove e dieci in questa materia. C’è qualcosa di vero, in quanto la matematica è la disciplina della logica e dell’intuizione e queste sono virtù innate. Virtù in realtà molto più diffuse di quanto si pensi; sono moltissimi i ragazzi e le ragazze che non si rendono conto di possederle. Spesso a causa della loro pigrizia mentale, più frequentemente perché non hanno la fortuna di incontrare un docente capace di farle emergere.
Ho avuto più volte la ventura di scoprire di avere in classe un “genio” in matematica, spesso in ragazzi con poca voglia di studiare o demotivati. Improvvisamente, davanti a un problema di geometria o di logica particolarmente ostico anche per i più bravi, ho visto un alunno insospettabile, quello che a malapena arriva al sei, trovare la soluzione, brillante nella sua semplicità, migliore di quella che io avevo a fatica scoperto. Le assicuro, cara Antonella, che, quando avvengono, quelli sono, per un insegnante, momenti di grande emozione e di estrema soddisfazione professionale e, per quegli studenti di cui è affiorata la genialità, occasione e opportunità per una svolta positiva nel percorso scolastico.
Perdoni la digressione “matematica” e torniamo allo straordinario “genio” inglese e ai più normali “geni” nostrani.
Io concordo su tutte le sue osservazioni e mi associo agli auguri al dodicenne Xavier (non dimentichiamolo, a dodici anni è ancora un bambino) affinché non “bruci ciò che può rendere un bambino felice, il gioco, gli amici, tanta spensieratezza”.
Non ho dubbi che “gioco, amici, spensieratezza” rendano felice un bambino “normale”, ma mi chiedo se lo stesso accada  per un bambino “genio”. Forse, dico forse, se Xavier, il dodicenne inglese, fosse trattato da bambino normale, soffrirebbe, la sua personalità potrebbe non svilupparsi, trovarsi a disagio, insomma essere infelice. Pertanto, mettendomi nei panni dei suoi genitori, credo che farei di tutto per assecondarne la personalità e aiutarne la crescita favorendo i suoi interessi e attitudini.
Lo manderei perfino all’università a studiare matematica sperando che possa emulare dal punto di vista scientifico altri grandi matematici che hanno precocemente svelato il loro talento.
Ho sottolineato scientifico, perché spesso la vita di questi “geni” non è stata serena forse proprio a causa della loro genialità. Due esempi significativi: il matematico francese Evariste Galois  e il nostro fisico Ettore Majorana. Galois (1812-1832) ha contribuito allo sviluppo dell’algebra fin dall’adolescenza; spirito irrequieto e insofferente è morto in un duello a vent’anni. 
Il nostro Ettore Majorana (1906-1938?) – il punto interrogativo accanto alla data della sua morte è giustificato dal mistero che ancora circonda la sua scomparsa – fin dall’infanzia  manifestò una grandissima abilità matematica e per questo veniva mostrato dai genitori a parenti e amici come bambino prodigio. La sua tragica scomparsa è certamente legata alla straordinaria intuizione  che gli permetteva di anticipare le terribili conseguenze per l’umanità delle scoperte sull’atomo. Lo stesso Fermi lo riteneva dotato di un’intelligenza straordinaria ma, forse proprio a causa di questa, era vittima  di una personalità complessa e incapace di adeguarsi alla realtà.
Cara Antonella, il mio commento alla sua bella lettera di “mamma” rivela la fragilità di ogni  “certezza” allorché ci adoperiamo per i nostri figli. Intelligenza e cuore sono lì tutti per loro. Di più, noi non possiamo fare; quel che manca tocca farlo al Cielo!

 

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