Rapina in casa all’alba del giorno di Natale: a processo un finto finanziere

tribinale como palazzo di giustizia

«Si fermi, guardia di finanza. Questo è il mandato per la perquisizione». Solo che i militari non erano tali, e quella che doveva essere una perquisizione era in realtà una rapina. Avvenne a Mariano Comense il giorno di Natale del 2014. Tre dei quattro complici sono già stati condannati, mentre ora è iniziato il processo per l’ultimo finto finanziere, che altri non era se non un 57enne pugliese residente a Cesano Maderno. Fu uno dei due ad introdursi in casa, chiamato dal complice «il maresciallo», mentre gli altri rimasero all’esterno. Oggi in aula è stata sentita la vittima, titolare di un bar che alle 6.15 del giorno di Natale – chiuso il locale – stava rientrando a casa. «Io rimasi stupito, mi misero al muro e mi perquisirono. Poi perquisirono anche la casa», ha raccontato il 30enne. «Misero orologi e catenine in buste con scritto “Reperto A”, “Reperto B”. Chiesi di poter chiamare il mio avvocato ma a quel punto mi strapparono il cellulare». «Se chiami qualcuno ti arrestiamo», urlarono. Invece ad essere arrestati furono i rapinatori. Fondamentale fu una impronta palmare rilevata dai carabinieri della Tenenza di Mariano Comense e dai colleghi del Nucleo operativo e radiomobile di Cantù che effettuarono i rilievi. La traccia fu inviata a Milano alla sezione dattiloscopica ed emerse il nome di un pregiudicato che poi permise di allargare il cerchio dei sospettati agli altri complici. Tre, come detto, già condannati. Ora rimane da processare l’ultimo imputato. Si torna in aula tra 10 giorni.

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