Rapinese contro gli azzurri: «Leoni di pezza». E il PD chiede le dimissioni del sindaco

consiglio comunale 1 aprile 2019. In foto Alessandro Rapinese

Il Pd che chiede al sindaco di andarsene prima possibile. Il Movimento 5 Stelle che parla di crisi «incomprensibile» e la Lista Rapinese che attacca frontalmente Forza Italia, accusandola di non voler davvero andare sino in fondo. Le opposizioni in consiglio comunale prendono tutte atto delle difficoltà in cui si muove il centrodestra, ma ipotizzano scenari molto diversi tra loro.

A detta di Stefano Fanetti, capogruppo del Partito Democratico, «è evidente che la maggioranza non esiste più. Il sindaco ne tragga le conseguenze: prima si dimette e prima terminano l’agonia del governo della città e questa farsa vergognosa». Il Pd, assicura Fanetti, è pronto a «valutare qualsiasi opzione che acceleri la crisi, ma – dice – anche Forza Italia si decida a fare un passo in questa direzione, uscendo da un’ambiguità che altrimenti rischia di trasformare una questione politica in un problema di poltrone e di potere».

Certo è, conclude Fanetti, che «il primo banco di prova sarà il regolamento di polizia. L’approvazione con i voti della Lista Rapinese aprirebbe una voragine ancora più profonda tra il sindaco e Forza Italia».
Chiamato in causa, Alessandro Rapinese risponde a muso duro, soprattutto contro i forzisti. «Sono “leoni di pezza” – dice – continuano a ruggire ma abbiamo capito che le loro sono solo chiacchiere. Sulle sedie dei consiglieri azzurri c’è il bostik, arriveranno a fine mandato bravi-bravini, sono disposto a scommetterci».

Rapinese provoca in modo deliberato. «Farebbero bene a stare zitti – dice ancora a proposito di Forza Italia – le loro minacce sono folklore. Presentino una mozione di sfiducia e la votiamo subito. Ma non lo faranno». L’ultima riflessione di Rapinese è sul centrodestra. «Non è mai esistito, era soltanto un’accozzaglia costretta a stare insieme per non perdere le elezioni. Non c’è coesione tra loro, hanno sempre avuto in mente cose diverse».

Parole meno ruvide ma ugualmente critiche giungono da Svolta Civica. «Se devo fare un esempio di affanno e impasse mi viene subito in mente Como – dice Maurizio Traglio – Ma è mai possibile che non appaia mai all’orizzonte della città un’immagine che regali ai comaschi una speranza? un luogo di cui andar fieri, Un progetto che prenda corpo, una promesse che sia mantenuta? I giardini a lago, il forno crematorio, un sistema museale degno di questo nome. Su ognuna di queste cose è il nulla».

«L’affanno della giunta – incalza da parte sua il capogruppo di Svolta Civica, Vittorio Nessi – è ben descritto dalla fase attuale, in cui, pur di far vedere alla gente di essere in grado di fare qualcosa, si sta forzando in consiglio comunale un regolamento di polizia locale che non risolverà un solo problema dei comaschi e rischia pure di produrre uno mostro giuridico. Il centrodestra preferisce cercare fragili stampelle pur di far credere ai comaschi di aver fatto qualcosa che, in realtà, non sarà in grado di portare i benefici sperati per l’approssimazione dei termini utilizzati e lo scarso livello tecnico del testo».

Fabio Aleotti, consigliere del Movimento 5 Stelle, affronta la questione da un altro punto di vista. «Questa crisi non è comprensibile – dice – fino a poche settimane fa Forza Italia aveva escluso iniziative clamorose, ora invece esce dall’aula per non votare il rendiconto. Perché lo fanno?».
Lo scenario, dice ancora Aleotti, «è difficile da immaginare, anche perché non si comprende il messaggio che Forza Italia lancia agli alleati. In ogni caso, in una situazione del genere la giunta avrà vita breve. Ancora lunedì sera, i numeri per garantire la seduta del consiglio comunale sono stati assicurati dalle opposizioni. Il sindaco deve prendere in mano la situazione, non può stare con gli occhi chiusi. Segnali ne sono arrivati fin troppi, sebbene confusi. O sanno trovare un accordo o è giusto che liberino la città in modo che qualcuno possa finalmente amministrarla».

L’ultima battuta è di Bruno Magatti, consigliere di Civitas. «Tutto è molto confuso. Forza Italia è ormai lontanissima da questa maggioranza – dice – ma è paradossale che si astenga sul regolamento perché permette a Rapinese di approvare i suoi emendamenti. La maggioranza – conclude Magatti – è agonizzante. Non approvare il rendiconto significa bocciare l’azione amministrativa. Non so che cosa accadrà, ma il Comune oggi non è governato. E questo è chiaro a tutti».

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