Recovery Plan, maggioranza e opposizione divise sulle scelte

La necessità di guardare al futuro e immaginare grandi opere per la ripartenza del territorio lariano attraversa in maniera bipartisan i banchi del consiglio comunale di Como. Seppur con inevitabili distinguo, richiami alla realtà cittadina e sogni nel cassetto, maggioranza e opposizione sono concordi sulla necessità di lavorare per cercare di intercettare parte dei fondi ingenti messi a disposizione dal Recovery Fund, come annunciato sulle pagine del Corriere di Como dal sindaco Mario Landriscina. Miliardi di euro che l’Europa darà all’Italia per ripartire dopo la tabula rasa provocata dalla pandemia. I temi analizzati dal primo cittadino comasco, nel bene e nel male, fanno discutere.
Interessano e al tempo stesso fanno sorgere dei dubbi i tre obiettivi ai quali sta lavorando Palazzo Cernezzi, ovvero una nuova stazione ferroviaria internazionale, il progetto svizzero di eliminare l’autostrada a Chiasso spostando il tracciato della A2 in una galleria sotto la collina del Penz, a ridosso del confine con l’Italia, e la riproposizione di un’idea sorta anni addietro, ovvero l’autostrada Varese-Como-Lecco.
«Ascoltando le parole del sindaco è chiara una cosa: pur davanti a un’occasione importante come il Recovery Plan, il Comune di Como salta a cavallo di progetti avanzati da altri, in questo caso dagli svizzeri. Certo, i progetti discussi dal sindaco potrebbero essere di beneficio per parte del territorio. Ma i punti interrogativi sono molti, a partire dalla costruzione di una maxi stazione internazionale sul confine che andrebbe a declassare lo scalo di San Giovanni, trasferendo gli arrivi in una zona lontana dal centro storico – dicono i consiglieri comunali del Partito Democratico Stefano Fanetti, capogruppo Dem, e Gabriele Guarisco – In generale però il territorio è anche altro oltre alla fascia di frontiera». Perché allora non utilizzare le risorse del Recovery Plan per rilanciare «l’area della Ticosa e trasformare una zona dismessa e la sua storia di degrado in qualcosa di benefico per migliaia di comaschi anche con lo sguardo rivolto ai temi dell’innovazione? Ci si aspetterebbe più ambizione da chi governa un comune capoluogo. Ma se il sindaco Landriscina non ha maturato una visione di sviluppo per Como negli ultimi 3 anni e mezzo, perché dovrebbe farlo ora?», chiudono gli esponenti del Pd.
Soddisfatto dei progetti invece Enrico Cenetiempo, capogruppo di Forza Italia. «La stazione è, ad esempio, un progetto che da tempo è in ballo. Ed è assolutamente necessario farla. È decisiva sia per il rilancio di immagine sul fronte turistico, sia per la funzionalità del sistema ferroviario sul confine – spiega Cenetiempo – E anche gli altri progetti sono, giustamente, di ampio respiro. Puntano a proiettare Como in una dimensione più vasta e oltre l’ambito locale. Sono da supportare e bisogna lavorare per arrivare preparati al momento in cui verranno decisi i piani da finanziare».
Concorda sulla nuova stazione anche Fabio Aleotti del Movimento 5 Stelle. «È necessario averla specialmente per il turismo. Sarebbe vitale per accogliere e attirare i visitatori. Inoltre a mio avviso bisognerebbe puntare anche su altre scelte di mobilità alternativa come l’elettrico. E in tal senso avrei visto bene anche l’elettrificazione della tratta ferroviaria Como-Lecco».
Ultima voce quella del capogruppo di Fratelli d’Italia, Matteo Ferretti. «Tutti i piani del sindaco sono di grande portate e decisivi per il territorio e per i rapporti con la Svizzera. Potenzialmente rappresenterebbero una passo avanti enorme nel sistema dei trasporti. Aprendo il libro dei sogni, invece, mi piacerebbe ottenere fondi europei per far passare sotto il lago il traffico da Sant’Agostino verso l’asse di viale Innocenzo, riprendendo un vecchio progetto. È un sogno ma che renderebbe Como ancora più attrattiva dal punto di vista turistico», dice Ferretti.

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