Residence per prostitute in via Carso: patteggiano i quattro imputati

ViaCarsoCon l’accordo della pena l’immobile è stato dissequestrato: sigilli tolti dopo due anni e mezzo

Tre patteggiamenti a due anni di pena, con la sospensione condizionale della pena, e uno a undici mesi. Accordo raggiunto con il via libera del pubblico ministero e la garanzia di veder togliere i sigilli allo stabile di via Carso che era sotto sequestro praticamente dal giorno del blitz anti prostituzione portato a termine dalla guardia di finanza, nel maggio del 2011. È questa la conclusione raggiunta questa mattina di fronte al giudice dell’udienza preliminare di Como, Francesco Angiolini.

I quattro imputati dovevano rispondere a vario titolo alle accuse di favoreggiamento ed esercizio di una casa di prostituzione. I monolocali della struttura, secondo quanto fu accertato dagli uomini delle fiamme gialle , venivano «concessi in locazione a scopo di esercizio della prostituzione di un numero imprecisato, comunque notevole, di donne e transessuali» in un periodo compreso tra il 2004 e il maggio 2011. Prostitute che avevano tra l’altro un giro altrettanto ampio di clienti, che nel solo tempo di osservazione (un mese e mezzo di immagini riprese da telecamere nascoste installate nel residence) fu quantificato in oltre 350. Inoltre, sempre secondo la tesi accusatoria, i gestori degli appartamenti del residence fornivano «assistenza logistica» e «organizzavano i trasferimenti da e verso» i locali. Tesi che tuttavia gli indagati e i loro avvocati hanno sempre combattuto con vigore, sostenendo di avere semplicemente affittato a dei clienti gli appartamenti in cui non sapevano che attività si svolgesse.

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