“Restauro del moderno, Como sia laboratorio”

Mario Asnago con la moglie in una foto degli anni Cinquanta con la loro Fiat 508

La città di Como, museo all’aperto dell’architettura razionalista, si candidi a diventare un laboratorio aperto per elaborare protocolli operativi e formare figure professionali utili a chi opera nel restauro degli edifici ricevuti in eredità dal Novecento. Soprattutto quelli progettati con gusto e qualità, in cui è piacevole vivere anche a distanza di decenni.
Questo l’auspicio sottoscritto venerdì sera nell’incontro a cura degli Ordini degli Architetti di Como e Milano, “Corriere di Como” ed Espansione Tv Asnago e Vender, indelebili tracce per la città. Nel nostro auditorium di via Sant’Abbondio – con 400 architetti collegati online in diretta – la presentazione del libro su Mario Asnago e Claudio Vender del canturino Massimo Novati, principale esegeta della coppia di architetti, edito dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Milano, è stata l’occasione per un articolato e denso dibattito che ha raccolto testimonianze del passato e anche aperto prospettive su presente e futuro.
Il volume è il settimo tassello della collana Itinerari di architettura milanese, che dal 2013 traduce in forma editoriale i percorsi tematici organizzati dall’Ordine degli Architetti di Milano e dalla sua Fondazione. Le opere di Mario Asnago e Claudio Vender, esponenti autonomi del Movimento Moderno milanese e lombardo, sono stati analizzate anche nelle loro molte e notevoli declinazioni comasche e brianzole e anche alla luce della forte presenza del mondo della pittura nell’opera progettuale, in una continuità originale.
Michele Pierpaoli, presidente dell’Ordine degli Architetti di Como, ha rimarcato come «nei loro edifici nulla è mai stato scontato e banale, anzi tutto è stato all’insegna dell’equilibrio e della qualità, del rigore e della chiarezza compositiva come si vede nel loro capolavoro, il Condominio Belvedere di Como, dove non c’è particolare che non sia studiato, all’insegna insomma di un professionismo colto che è giunta l’ora di valorizzare e riscoprire»,
L’Ordine di Como ha intenzione con la sua commissione culturale di dar vita a itinerari per scoprire gli edifici dei due progettisti nel territorio comasco (parteciparono al concorso per il Monumento ai Caduti nel 1926), come fa l’Ordine milanese da molti anni per valorizzare maestri noti e meno noti e le loro testimonianze architettoniche nell’area meneghina.
Il focus come detto si è concentrato tra l’altro, con l’intervento di Francesco Molteni, presidente di Ance Como, nella configurazione di un rapporto nuovo tra progettisti e costruttori volto a rimarcare la qualità degli edifici e la loro continuità temporale. «La conoscenza di questi edifici è fondamentale – ha detto – Auspichiamo che Como, con il concorso fattivo di architetti e mondo dell’edilizia, diventi un laboratorio e porti alla formazione di operatori esperti che possano recuperare la sapienza progettuale e compositiva di questi maestri dell’architettura del Novecento proprio allo scopo di preservarne le opere nel tempo».
Paolo Mazzoleni, presidente dell’Ordine degli Architetti di Milano, nel suo intervento ha sottolineato come di Asnago e Vender ci si innamori proprio in quanto progettisti, perché le loro sono storie di professionisti di qualità, come evidenzia il libro di Massimo Novati. Sono stati due architetti che hanno saputo rimanere artisti pur affrontando il corpo a corpo quotidiano con le regole del loro tempo».

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