Ricongiungimenti vietati per decreto. La protesta di chi vive al confine tra Italia e Svizzera

la dogana di Chiasso

Quanti sono i comaschi che vivono o lavorano in Ticino e non potranno tornare a Natale in Italia per trascorrere le feste con i loro cari? E quanti i ticinesi che hanno un parente, una fidanzata, un “congiunto” che abita oltrefrontiera e a cui non sarà permesso andare in Svizzera per le feste, a meno di non accollarsi una lunga quarantena?
Numeri esatti non ce ne sono, ma si parla di migliaia di persone. Basti pensare che in Canton Ticino risiedono stabilmente quasi 100mila italiani. Il problema esiste ed è molto sentito. In Regione, negli ultimi giorni, sono state presentate per questo motivo alcune interpellanze un po’ da tutti i gruppi politici.
La Regio Insubrica, nella sua ultima riunione, ha chiesto formalmente ai due «Stati di prendere dovutamente in considerazione la questione dei ricongiungimenti familiari e degli affetti a cavallo della frontiera». Un appello che difficilmente, però, farà effetto. Dato che l’Italia ha stabilito (per decreto) che cosa si potrà fare e che cosa, invece, sarà vietato.
Da giovedì prossimo, 10 dicembre, e sino al 15 gennaio 2021, chi arriva in Italia da uno dei 27 Paesi dell’Unione Europea o da Andorra, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Regno Unito, Principato di Monaco e Svizzera dovrà fare un tampone molecolare o antigenico nello Stato da cui proviene 48 ore prima di varcare la frontiera italiana.
Ma dal 21 dicembre al 6 gennaio le regole si restringono ancora di più: il solo tampone andrà bene soltanto se l’ingresso in Italia avviene per esigenze lavorative, di studio, di salute, di urgenza o per far ritorno alla propria residenza o al proprio domicilio. Qualora si viaggi per vacanza, turismo o interesse culturale scatterà, invece, l’obbligo di quarantena appena arrivati. E in ogni caso, bisognerà comunicare immediatamente l’ingresso nel territorio nazionale al dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria territoriale competente.
La quarantena sarà obbligatoria anche per chi deciderà di andare in vacanza o a sciare oltralpe. Chi tornerà in Italia dopo aver soggiornato all’estero per turismo tra il 21 dicembre e il 6 gennaio dovrà rimanere isolato per due settimane. Tanto “costerà” la settimana bianca (o anche soltanto qualche giorno di sci) in Svizzera o in Austria. L’obiettivo dichiarato dal governo italiano, che ha deciso questa stretta, è evitare una nuova violenta ripresa dei contagi da Covid- 19. Il risultato, però, è molto penalizzante per chi, vivendo a cavallo della frontiera – ad esempio molti comaschi – ha costruito relazioni sociali che non tengono conto del confine “fisico”.
Si è sempre detto che Ticino e province italiane di frontiera sono ormai un territorio unico. Ma i vari Dpcm del governo Conte non hanno mai preso in considerazione questa evidenza.
Oltretutto, la Svizzera ha scelto (in modo più ovvio e logico) una strada diversa, non soltanto per favorire la presenza degli italiani nelle sue stazioni sciistiche. E proprio questo, probabilmente, è il tema del contendere: la guerra delle vacanze di Natale, alla fine, penalizzerà unicamente chi avrebbe voluto tornare a casa per rivedere i genitori o i parenti.

Articoli correlati

1 Commento

  • Avatar
    Pasquale , 6 Dicembre 2020 @ 18:50

    Quando la Svizzera emana un decreto gli Italiani la rispettano senza battere ciglio… come è giusto che sia. Perché questo non dovrebbe succedere anche quando lo emana l’Italia?
    In questo caso genitori e figli che abitano solo a 2km di distanza ma due comuni differenti sono nella stessa condizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.