Ricorso in appello contro il fallimento. Ma si cerca l’intesa con il Viminale
Cronaca

Ricorso in appello contro il fallimento. Ma si cerca l’intesa con il Viminale

«Abbiamo l’obbligo di far sopravvivere la comunità di Campione d’Italia». In un’aula consiliare trasformata in sala stampa, parlando a un microfono collegato con la piazza sottostante in modo che potessero ascoltare anche tutti i cittadini riuniti ormai da giorni in un presidio no stop, il sindaco Roberto Salmoiraghi ha scelto l’unica strada possibile: rinunciare a ogni polemica, cancellare i toni guerreschi, appellarsi al buon senso di chi oggi ha in mano le redini della politica nazionale. In altri tempi, Salmoiraghi avrebbe con ogni probabilità sparato ad alzo zero contro tutti. Ma ieri, di fronte a una crisi che lui stesso ha definito «disastrosa», una crisi che non lo fa «dormire la notte», ha indossato i panni del mediatore. Chiedendo che la casa da gioco venga riaperta subito e offrendo in cambio ogni possibile e necessaria contropartita.
«Non saremo più il paese di un tempo, tutto è cambiato e nulla tornerà come prima – ha ammesso Salmoiraghi – Ci chiedono di ridurre il personale del Comune? Lo faremo, non soltanto perché la legge ci obbliga a questo passo dopo la dichiarazione di dissesto finanziario. Ma passare dai 102 dipendenti attuali a 20 o 21 significa che non potremo garantire i servizi essenziali». Campione è una realtà extradoganale, un pezzo d’Italia dentro la Svizzera. La «normalità» che molti invocano è un percorso verso il vuoto.
Salmoiraghi ne è perfettamente consapevole, vorrebbe urlarlo. Ma non lo fa. Ogni nemico, in questa fase, è una pallottola in più nel tamburo della roulette russa che gira vorticosamente sulla testa dei campionesi. «Con i nostri legali faremo reclamo in corte d’Appello contro la sentenza di fallimento – dice il sindaco – e nello stesso tempo presenteremo un nuovo piano di rientro dal debito. Ma sappiamo che l’unica strada percorribile, oggi, è politica». La salvezza di Campione d’Italia passa dal governo. È nelle mani dei due vicepremier: il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che potrebbe scegliere la strada del commissariamento della casa da gioco con la contestuale riapertura; e il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Gli stessi ai quali si sono appellati ieri i dipendenti del Casinò srotolando uno striscione e riunendosi a centinaia sui gradoni del palazzone di Mario Botta.
«Abbiamo tutta l’intenzione di trovare un accordo. Non vogliamo in alcun modo metterci in contrapposizione con la politica»: il mantra che Salmoiraghi ha ripetuto almeno 4 volte in conferenza stampa.
Aggiungendo, dopo una domanda specifica, che «no, non ci sentiamo abbandonati dallo Stato. I ministri stanno facendo riflessioni, prendono tempo, devono capire». Tutto, pur di riaprire subito la casa da gioco. «Se ci arrocchiamo – ammette a voce alta il sindaco di Campione – saremo abbandonati. Se troveremo soluzioni eque la politica invece sarà più attenta». Nessuna rivendicazione particolare, quindi.
Anzi: «Non possiamo vivere soltanto di Casinò perché basare un’intera comunità sul gioco in deroga al codice penale è aleatorio», dice ancora Salmoiraghi. Che arriva a definire «saggia» la dichiarazione del presidente della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi Aquilini, sulla necessità per Campione di non puntare tutto sulla propria casa da gioco. Un mondo è proprio cambiato.

4 agosto 2018

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