Rinascita o catastrofe? Dipenderà da noi

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di Giorgio Civati

A cinque giorni dal ritorno in zona gialla ci avviamo verso l’uscita dal tunnel della pandemia, soprattutto grazie ai vaccini, oppure andiamo diritti e inconsapevoli verso una nuova catastrofe?

Naturalmente tutti speriamo si avveri la prima ipotesi, ma la seconda non è del tutto improbabile. Dipenderà da molti fattori e soprattutto da noi stessi. Dai nostri comportamenti, dalle sensazioni e dalla sensibilità che mostreremo verso questa nuova fase ma anche dallo stress accumulato in questo anno strano e difficile che ci spingono ad agire in un modo piuttosto che in un altro.

Stanchi di dati e statistiche, addirittura nauseati o forse solo indifferenti a tutto, decessi compresi, siamo infatti in balia delle sensazioni oltre che del Covid. Secondo i casi siamo tremebondi o azzardati, logici o irrazionali anche nei gesti e nelle situazioni più semplici, afferriamo una maniglia con mille dubbi poi beviamo spritz ovviamente a mascherina abbassata in gruppi per niente distanziati. E, soprattutto, ci sentiamo come in credito con la vita per questi mesi assurdi e pericolosi, senza renderci conto che anche la percezione di quello che ci è capitato in fondo non è sempre precisa.

Escludendo i tanti che si sono ammalati, per gli altri vale la pena di ricordare che è stata dura, vero, ma non impossibile. Abbiamo sopportato chiusure e poi riaperture, e poi ancora chiusure e via così, ma a ogni allentamento delle restrizioni ci viene ricordato che non è un “liberi tutti” e invece ci comportiamo proprio come se lo fosse. Non siamo fuori dall’emergenza.

Prima di quest’ultimo lunedì, per esempio, era tutto un discutere di tornare  al ristorante, di pranzi all’aperto, di tavoli vista lago almeno da queste parti, come se la nostra vita fosse stata solo quello. Poi, vabbè, il tempo non ci ha aiutato e questa settimana iniziata così così dal punto di vista del meteo sembra destinata a proseguire forse anche peggio, con un weekend di pioggia. Quello che non riesce a fare il primo ministro Mario Draghi, farci uscire di casa con moderazione, riesce invece bene a Zeus, dio greco della pioggia secondo la mitologia.

È chiaro che andare al bar o al ristorante è ottima cosa: per il nostro umore, per la socialità di famiglie e amici e anche per quel po’ di soldi che ricominciano a girare, a tutto vantaggio di lavoratori e imprenditori del settore. Ma esagerare non è mai cosa buona, anche perché il Covid è ancora e sempre minaccioso.

Dopo il virus, le tragedie sanitarie e i disastri economici, il problema infatti siamo noi. “Vi diamo un po’ di libertà ma state attenti, tocca a voi gestire le prossime settimane e i mesi a venire”, è stato più o meno il messaggio del governo, con Draghi che ha parlato di “rischi ragionati” predisponendo una scaletta di allentamenti delle restrizioni da qui a maggio, poi giugno e più avanti ancora. Ecco, se tocca a noi mettere in pratica quel “ragionati”, indisciplinati cronici come siamo, sarà dura: ci resteranno forse più i rischi.

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