Rivive in un libro la modella di Giovanni Segantini
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Rivive in un libro la modella di Giovanni Segantini

Nella stalla dalla luminescenza quasi sacrale del dipinto Le due madri di Giovanni Segantini, una mamma piega amorevolmente il volto su quello del suo bambino, ed è ancora il viso di una madre accostato a quello del suo piccolo, su una barca di pecore che sembra galleggiare sulla luce, al centro della celeberrima opera Ave Maria a trasbordo.
In entrambi i capolavori dipinti in Brianza, il volto della madre è riconducibile a un nome, quello di Caterina Frigerio, documentata come “setajuola e cucitrice” nativa di Penzano, nell’attuale Comune di Eupilio. La sua esperienza è ricostruita dalla scrittrice eupiliese Maria Orsola Castelnuovo nel libro Caterina Frigerio. La modella di Segantini in Brianza (1881-1886). Dell’opera si parlerà a Caglio il 21 agosto alle 17 all’Albergo Santa Valeria.
Nata nel 1862 da un agricoltore e da una cucitrice, Caterina era operaia in filanda e fu a servizio in casa Segantini. Quando conobbe il pittore, era già sposa di Carlo Maria Casati e viveva nella cascina di Pozzöö, circondata da terreni e pascoli. Erano i possedimenti ereditati dalla suocera, Maria Fusi, dalla cui famiglia derivò il nome dell’alpeggio locale della Ca’ dal Fuus.
Ricostruite attraverso carte d’archivio, testimonianze dei discendenti e riferimenti bibliografici, le vicende dell’umile giovane destinata a comparire in alcuni dei capolavori dell’arte moderna sono presentate dall’autrice in una veste narrativa che restituisce vita ed emozione ai fatti documentati.
Alla storia di Caterina fa da specchio quella di Segantini in Brianza: dal 1881 il pittore abitò prima a Pusiano, poi nel borgo di Carella e in seguito a Corneno, nella dimora detta Casìn di Strii. Era con lui l’amata compagna di tutta la vita, Bice Bugatti, conosciuta attraverso l’amico Vittore Grubicy, e in Brianza nacquero tre dei figli. Secondo quanto riferiva la stessa Caterina in casa, nonostante la continua attività il pittore «faceva fatica a mandare avanti la baracca».
Nel ricostruire le vicende, l’autrice eupiliese trasmette un più ampio sentimento del tempo e intreccia vita, personaggi, luoghi e consuetudini del luogo con la passione e il rigore di chi ne ha profonda conoscenza.
Nel 1886 la ricerca di nuove visioni condusse Segantini in Engadina, dove morirà prematuramente sullo Schafberg, tra gli scenari monumentali e silenti dei grandi capolavori di quegli anni.
Caterina Frigerio ebbe altri figli e si trasferì anch’ella con il marito in Svizzera. Come il maestro della sua giovinezza, era destinata a morire in territorio elvetico, a 86 anni, ricordata allora dal Corriere del Ticino del 31 marzo 1948: «È stata modella di Segantini al tempo in cui il celebre pittore (…) era andato ad abitare a Carella in Brianza».

Nella foto, il primo dipinto segantiniano per cui posò la modella, “Al vaglio”.

Giuliana Panzeri

16 Ago 2018

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