Ronda, adesso il folk d’autore ha una marcia in più

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E mentre il Festival di Sanremo al Teatro Ariston è in cerca di un nuovo De Sfroos, da più parti si dice che il menestrello di Mezzegra un erede lo abbia già trovato. È Daniele Ronda che domani sera, alle 21, è in concerto sul palco del locale canturino All’1&35circa, in via Papa Giovanni XXIII 7, per presentare le canzoni del suo nuovo album La sirena del Po. I due si conoscono: Davide ha cantato con l’artista emiliano in un brano del suo precedente lavoro, Daparte Folk. E non una canzone qualsiasi, ma la traduzione in italiano di 40 Pass, diventata nel disco di Ronda una pregevole Tre Corsari.
«Stimo molto De Sfroos – racconta Daniele – gli accostamenti a lui non possono che lusingarmi. È uno dei più grandi cantautori italiani di questi anni. Posso capire che

ci siano diverse cose che ci accomunino, e non solo il cantare in dialetto, però non siamo uguali».
Lei infatti arriva dal pop, giovanissimo scriveva per Nek.
«È vero, ho iniziato come autore e questo lavoro mi ha dato grandi soddisfazioni, penso a canzoni come Lascia che io sia. Ho fatto il sarto su misura per gli altri, poi ho deciso che era arrivato il momento di cucire qualcosa solo per me. Avevo bisogno di nuovi stimoli e la voglia di salire sul palco dopo esserci stato dietro per molto tempo».
E si è tuffato nel folk.
«Sì, era un’esigenza specifica. Avevo voglia di ritrovare le mie radici, di raccontare la mia terra. È iniziato un percorso completamente nuovo che, passo dopo passo, mi sta dando grandi soddisfazioni».
Una strada che passa dalla riscoperta del dialetto.
«È la nostra storia, non possiamo dimenticarlo o fare finta che non esista. E la musica folk è una musica vera, la più sincera per raccontare la tradizione popolare».
Curioso il titolo del suo nuovo disco. Ce ne vuole parlare?
«Non è una scelta causale. La sirena del Po significa che anche un fiume può avere la sua sirena d’acqua dolce. Molte canzoni parlano di sognatori, di persone speciali che qualcuno invece scambia per pazzi».
Musicalmente come suonano le sue canzoni?
«È un suono folk molto ricco, pieno di sfaccettature. C’è meno Emilia e più Irlanda rispetto al passato. Tanto country americano e tanta tradizione del Sud Italia».
Tutto torna anche in concerto?
«Abbiamo strutturato una formazione capace di adattarsi alle situazioni, plasmabile. A volte agli strumenti base si aggiunge un violino, altre la tromba. Cerchiamo di essere molti diretti e vicino a quello che si può sentire sul disco».
Lei ha partecipato a Sanremo come autore di Mietta. Che cosa pensa del Festival?
«L’ho sempre visto in modo positivo, fa parte da decenni del costume del nostro Paese. Quest’anno sono state fatte scelte coraggiose che apprezzo. Vedremo alla fine come sarà andata».
Intanto oltreoceano i Mumford & Sons hanno vinto un ambitissimo premio Grammy.
«È la prova che il folk sta vivendo un grande momento rinnovando la sua tradizione».

M. Prat.

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