Rsa, pochi ma irriducibili i contrari al green pass

Anziani

La corsa al green pass, prima dell’estate, aveva una spiegazione ben precisa: le vacanze. Tra pochi giorni però sarà uno strumento necessario per lavorare.
E se per i medici e gli infermieri la certificazione verde – che attesta la vaccinazione, la guarigione dal Covid o un tampone negativo – è obbligatoria dal primo di aprile, dal 10 ottobre lo sarà anche per gli addetti delle Rsa.
Ma così come in ambito sanitario pubblico ci sono casi di medici e infermieri non vaccinati – l’ultimo dato riporta il numero di 32 medici sospesi e 102 infermieri – così accade anche nelle Rsa.

Le cifre sono decisamente inferiori ma non nulle. Nelle strutture che fanno capo alla Fondazione Ca’ d’Industria si parla di «una decina di casi – spiega l’avvocato Gianmarco Beccalli, presidente della Fondazione Ca’ d’Industria – E alcuni non sembrano intenzionati a tornare sui loro passi. Da tempo stiamo cercando di spiegare la situazione a quanti sono contrari, o per convinzioni personali o perché no vax. Stiamo cercando ovviamente di convincerli per fare in modo che non arrivino impreparati al 10 ottobre, perché poi non si potrà fare altro se non applicare quanto previsto ».

Il decreto parla chiaro: «Dal 10 ottobre 2021 al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, tutti i soggetti, anche esterni, che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa nelle strutture di assistenza degli anziani (Rsa) hanno obbligo di vaccinarsi. Dai fisioterapisti agli animatori, al personale che si occupa dei pasti e delle pulizie», si legge nel testo. E le conseguenze di un mancato rispetto sono altrettanto chiare: «Il lavoratore sprovvisto del vaccino anti-Covid viene sospeso dalla prestazione. Sarà il datore di lavoro e i responsabili delle strutture nelle quali è svolta l’attività lavorativa ad avere il compito di vigilare e controllare che tutto venga svolto in base alle disposizioni previste nel decreto». Ciò però per il momento non è in certi casi sufficiente. «Purtroppo alcune di queste persone sono consapevoli di cosa accadrà – aggiunge sempre il presidente Beccalli – ma sono altrettanto fermamente convinte di non volersi vaccinare. Quindi a noi non rimarrà che applicare quanto previsto. Sono numeri contenuti ma che comunque esistono».

La situazione è ovviamente monitorata anche sul fronte sindacale. «Confermo come si tratti di pochi casi – spiega Alessandra Ghirotti, segretaria della Fp Cgil di Como – Direi al massimo un paio di casi per struttura. Abbiamo alcune segnalazioni di Rsa in Valle Intelvi o sul lago, ma non situazioni d’allarme. In prevalenza si tratta di persone che lavorano nelle residenze sanitarie ma che non hanno legami stretti con gli ospiti. Un realtà circoscritta quella esistente nelle circa 60 Rsa presenti in provincia di Como». Una situazione dunque che è ben nota ma che viene costantemente monitorata. L’opera di convincimento da parte della direzione delle strutture e anche dei sindacati prosegue in vista della scadenza imminente.

«E a ciò si aggiunge anche un ulteriore problema per il futuro – spiega Giuseppe Landi, Funzione pubblica della Cisl dei Laghi – La carenza di molte delle figure di cui si ha un gran bisogno nelle Rsa. Una carenza che non è dovuta al green pass ma che subisce ulteriori piccoli scossoni anche per i casi no vax, seppur pochi, segnalati nelle varie strutture. In più, chi ha convinzioni no vax spesso si affida a piccole sigle sindacali per prepararsi a impugnare eventuali decisioni della direzione della Residenza. Situazioni dunque che non possono che creare ulteriori problemi in un momento che non è certamente semplice». Una realtà, quella che è stata tratteggiata fin qui, che viene confermata anche dalla Uil. «Non siamo in una situazione di allerta per quanto concerne il mondo delle Rsa del territorio, questo va subito specificato – interviene Stefania Casciello della Uil – Le segnalazioni sono contenute. A noi il compito di monitorare».

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