Rugby: Riccioni, contro la Francia saremo meglio preparati

Sei Nazioni

(ANSA) – PARIGI, FEB 6 – Allo stadio Jean Moulin di Parigi gli azzurri del rugby, reduci dal pesante Ko subito in Galles (42-0), continuano la preparazione verso il secondo impegno del Sei Nazioni 2020, quello di domenica (ore 16) contro la Francia. Lavoro diviso per reparti e poi collettivo per i giocatori agli ordini dello staff tecnico guidato dal ct Franco Smith in una mattinata dove la temperatura era di poco superiore allo zero: "Ci sono delle cose da sistemare dopo il match contro il Galles. Per Cardiff avevamo preparato tante cose – spiega il pilone azzurro Marco Riccioni -, ma abbiamo commesso degli errori. Alcune situazioni, come i punti di incontro, non sono stati affrontati come avremmo dovuto. L’analisi video ci ha permesso di valutare in modo più accurato alcune cose, e contro la Francia saremo maggiormente preparati". Ma che tipo di avversari sono i Coqs che, nel match del primo turno, hanno battuto i vicecampioni del mondo dell’Inghilterra? Per l’Italrugby quella di Parigi è un’altra missione impossibile? "La Francia, secondo me, sarà una squadra ancora più fisica rispetto a quella vista contro l’Inghilterra – risponde Riccioni -, soprattutto in mischia. Hanno una squadra di qualità, ma giocando al nostro massimo possiamo metterli in difficoltà. Quanto a me, il Mondiale in Giappone mi ha dato maggiore consapevolezza nei miei mezzi. Ci siamo confrontati con squadre di altissimo livello, le migliori al mondo, e ti trovi contro giocatori che non sei abituato ad affrontare. E’ un torneo che mi ha dato la giusta dimensione di dove ero arrivato e in cosa potevo migliorare". Chiusura sulla rosa della Nazionale dove l’età media si è abbassata: "Dopo un Mondiale arriva una sorta di cambio generazionale – dice il pilone dell’Italia -. E’ inevitabile e capita a tutti. A livello giovanile ci sono tanti atleti in Italia che in prospettiva futura promettono bene. La concorrenza rispetto a prima è più alta. Franco Smith sta cercando di creare un Dna, una base solida che possa restare sia per chi è qui ora, sia per chi entrerà a far parte della Nazionale in futuro". (ANSA).

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