S.Bernardo Cinelandia, a Trento senza Pecchia

Andrea Pecchia in azione

È passato nel giro di pochissimi giorni dalla gioia immensa per la convocazione in azzurro e per la vittoria contro i campioni d’Italia della Reyer Venezia al dolore e alla preoccupazione per un infortunio alla caviglia, Andrea Pecchia, la forte guardia-ala piccola della S.Bernardo Cinelandia Cantù. Ieri, nel corso della conferenza stampa, dopo il bollettino medico pronunciato dal gm Daniele Della Fiori (anche il baby Procida ha qualche problemino fisico ndr) è stato coach Cesare Pancotto a presentare la sfida di domenica a Trento (ore 17.30).

«L’assenza di Pecchia non deve essere un alibi per la squadra. Anzi, sono sicuro che il gruppo è pronto a far fronte a questo infortunio, rimboccandosi le maniche – ha detto Pancotto – Pecchia è per noi un giocatore molto importante, in grado di interpretare più ruoli. Prima che del Pecchia “giocatore”, però, mi spiace in primis per il Pecchia “uomo”, perché Andrea è un giocatore emotivo e un grande agonista. Peccato, inoltre, per la recente convocazione in Nazionale di Andrea».

Pancotto si è poi soffermato sulla difficile trasferta di Trento, contro l’ex tecnico di Cantù, Nicola Brienza. All’andata, al PalaDesio si imposero i brianzoli per 7972.

«Il campionato sta sempre di più alzando il livello – ha detto il coach – dovremo mantenere alta la nostra attenzione sia sul nostro obiettivo finale sia sull’obiettivo della gara, e credo che uno aiuti l’altro. Dovremo affrontare il match con maggiore durezza mentale, partendo dall’idea che Trento è una squadra in salute, reduce da due vittorie contro Sassari e Brescia».

«È una formazione fisica e atletica, soprattutto nei suoi lunghi – ha detto ancora Pancotto – oltre che molto esperta perché può contare su giocatori come Forray, Craft e Gentile, che hanno feeling con la partita. Trento è tra le squadre che tirano meglio da tre e tra le squadre che tirano di più da due. L’allenatore, Nicola Brienza, è bravissimo e non ha bisogno di presentazioni qui a Cantù. A questo mi piace aggiungere che Trento è una società che cammina con le sue gambe, con la propria identità, che è un po’ quello che sta cercando di fare il nostro club».

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