Abusi sull’agente immobiliare: a processo. La vittima era stata anche legata

Tribunale Como

Nessun rito alternativo. È finita direttamente in aula la storia di un 53enne di Figino Serenza accusato di reati molto gravi come il sequestro di persona, la violenza sessuale e la violenza privata ai danni di una agente immobiliare di 38 anni che era entrata in casa sua per valutare l’immobile. La presunta violenza risalirebbe all’8 maggio del 2020.
La difesa, con l’avvocato Ivana Anomali, ha scelto di andare di fronte al Collegio di Como, senza scegliere altri riti.
La prima udienza si è tenuta ieri mattina, con la presunta vittima che si è costituita parte civile. Il processo è stato poi rinviato a marzo quando sfileranno i primi testimoni del pm, la dottoressa Antonia Pavan. Il compito della professionista era, come detto, quello di valutare l’immobile, e per questo aveva fatto ingresso nella casa dell’imputato, a Figino Serenza.
Il sospettato era stato arrestato dai carabinieri di Cantù in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari di Como. Secondo le accuse, il 53enne avrebbe chiuso la porta a chiave, sbarrato le persiane e legato mani e piedi della donna con delle fascette da elettricista. Poi, brandendo un coltello, l’avrebbe costretta a spogliarsi e subire violenze sessuali, fotografandola anche nelle parti intime. Nei giorni successivi, il 53enne avrebbe anche minacciato la vittima di diffondere le foto dell’episodio nel caso in cui la donna l’avesse denunciato alle forze dell’ordine, chiedendo inoltre altre prestazioni sessuali («devi venire a letto con me quindici volte»), pena consegnare le foto al compagno. Pare anche che in una occasione l’indagato abbia effettivamente lasciato una chiavetta usb sul parabrezza dell’auto del compagno della vittima, per farle capire che non scherzava. Chiavetta che tuttavia era vuota: «Ti sei spaventata», le avrebbe poi scritto, sottolineando come la volta successiva la chiavetta avrebbe contenuto le foto incriminate. Nelle indagini sono confluite anche le consulenze tecniche sul telefono cellulare in uso al 53enne (per cui la difesa ha chiesto una perizia), e anche i riscontri di una perquisizione domiciliare che risale allo scorso mese di maggio.

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