Abuso di alcol, giovanissimi a rischio

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Sempre più numerosi i ragazzini ricoverati nei fine settimana in pronto soccorso

La fascia di età è ancora pediatrica: dai 12 ai 17 anni. Tanto che, in tutti i casi, i medici del pronto soccorso sono tenuti a contattare immediatamente i genitori. Arrivano in ospedale quasi sempre in ambulanza e la diagnosi viene fatta in pochi minuti: intossicazione acuta da alcol.

Un problema che si ripresenta ogni fine settimana, con almeno un paio di accessi al reparto di emergenza di Sant’Anna o Valduce. In genere è sufficiente un’osservazione di 12 ore e soltanto nei casi più gravi è necessario il ricovero.

 

L’allarme per i baby-ubriachi, purtroppo, non è più una novità e da tempo è diventato una costante per i medici dei pronto soccorso pediatrici di Como. «È un fenomeno frequente – dice Riccardo Longhi, primario di Pediatria del Sant’Anna – In media abbiamo un paio di ricoveri al mese, ma gli accessi al reparto di emergenza sono più numerosi. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi la fase acuta viene superata rapidamente».
L’età dei ragazzini che arrivano alla soglia del coma etilico si sta abbassando. «Il caso limite che ho visto personalmente è quello di un 12enne – ricorda Longhi – Non è raro, però, vedere adolescenti di 13-15 anni. A quell’età è molto più difficile regolarsi e il corpo è meno in grado di reggere le sostanze alcoliche ed è più frequente che i ragazzini si sentano male».
I ricoveri sono concentrati quasi esclusivamente nel fine settimana.
«È un fenomeno sociale – dice il primario – Quando escono con i coetanei, il venerdì o il sabato, i ragazzi si lasciano andare e assumono bevande alcoliche anche in gran quantità. Il corpo non è in grado di assimilarle e si sentono male. Nei casi più gravi può subentrare il coma etilico che, spinto all’eccesso, diventa davvero un rischio di vita. Si tratta fortunatamente di situazioni estreme e rare. L’intossicazione acuta in genere viene superata senza problemi – conclude Longhi – ma quando l’abuso di alcol diventa un’abitudine, le conseguenze sono serie, sia a livello fisico sia psicologico. Diventa fondamentale la prevenzione che deve coinvolgere tutti: le famiglie, naturalmente, ma anche i gestori dei locali. I genitori devono sapere dove vanno i figli, con chi stanno e quando tornano». Daniele Lietti, primario di Pediatria del Valduce, conferma il quadro.
«Ogni fine settimana al pronto soccorso vediamo in media uno o due casi – dice – Ragazzini dai 13 anni in su, sia maschi sia femmine. Spesso è la prima volta che esagerano con l’alcol e stanno male, non sanno ciò che stanno facendo. Di solito li teniamo in osservazione per 12 ore. Se la concentrazione di alcol è troppo elevata facciamo una flebo per diluire la sostanza tossica. L’intossicazione acuta soltanto di rado ha conseguenze davvero gravi – continua il primario del Valduce – La sorveglianza, però, è fondamentale. Spesso, nonostante abbiano bevuto troppo, i ragazzini vanno in motorino e corrono gravi rischi. Gli incidenti sono legati proprio all’abuso di alcol».
I genitori, spesso, “cadono dalle nuvole”. «Si rendono conto che i loro figli non sono più bambini, in genere sono costernati e anche imbarazzati – dice il primario del Valduce – Di solito, comunque, hanno una reazione corretta e non giustificano i ragazzi. Per quanto mi riguarda, al momento delle dimissioni spiego a tutti, nel dettaglio, le conseguenze che l’alcol provoca all’organismo: dalla perdita di autocontrollo alla distorsione della realtà fino al coma etilico e, nei casi estremi, alla morte».

Anna Campaniello

Nella foto:
In provincia di Como, così come altrove, l’abuso di alcol sta diventando un gravissimo problema anche sanitario

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