Accoltellò il patrigno ma era «incapace di intendere»: assolta

Il tribunale di Como

«Assolta», perché «il reato ascritto è stato commesso da una persona non imputabile» in quanto incapace di intendere al momento del fatto. La perizia psichiatrica, che ha ritenuto una ragazza 25enne residente a Como affetta da «psicosi di tipo schizofreniforme», ha posto fine alla vicenda giudiziaria che era iniziata il 1° luglio 2013 quando la giovane ne aveva appena 19. In una casa del centro città, dove abitava con la madre e il compagno della donna, aggredì quest’ultimo a coltellate e senza alcun apparente motivo.

La vittima cercò di difendersi, parando i colpi che venivano inferti e scappando poi in strada dove fu inseguito: la vittima se la cavò con più tagli alle mani e alla fronte e con una prognosi quantificata in una ventina di giorni. La ragazza fu invece indagata dalla Procura della Repubblica per le lesioni aggravate. Una prima consulenza psichiatrica effettuata dalla difesa (avvocato Massimo Guarisco) portò ad evidenziare l’inizio della schizofrenia che poi si manifestò in modo evidente.

Il perito del giudice, intervenuto in seguito, ha confermato questa diagnosi e il processo si è concluso con l’assoluzione per l’estinzione del reato in quanto commesso da una persona non imputabile. Epilogo invocato anche dalla pubblica accusa. La 25enne è stata comunque riconosciuta «pericolosa socialmente». Per questo motivo il giudice monocratico di Como, Andrea Giudici, ha disposto la misura di sicurezza della libertà vigilata per un periodo non inferiore alla durata di due anni e sei mesi.

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