Aforisma, l’arte del “pensare breve”

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Scrittori a confronto

Il Lario è una delle patrie dell’aforisma italiano. Lo ha ribadito, data l’ampia messe di voci lariane, l’antologia Scrittori lariani di aforismi a cura di Gino Ruozzi pubblicata nel 1994 nei “Meridiani” di Mondadori e più volte ristampata. Due volumi densi e fondamentali, dove comasco è lo stesso prefatore ossia il massimo narratore lariano del XX secolo, Giuseppe Pontiggia, scomparso esattamente dieci anni or sono. Un testo dove il grande autore s’interroga proprio sulla natura del “pensare

breve”, cioè per scorci e per frammenti che sono, parole sue, l’autentica «medicina dell’uomo» dispensata dalla letteratura. «Un aiuto che un uomo offre a un altro uomo, una guida per evitare l’errore o porvi rimedio, il conforto che l’esperienza può dare a chi deve ancora affrontarla».
Tra gli aforisti che hanno toccato Como con varie manifestazioni culturali e presenze editoriali c’è il lecchese Alberto Casiraghi, mitico editore a Osnago con la sua etichetta “Pulcinoelefante”, che per Bellavite pubblica il volume Squittii, invito a riscoprire la vita con stupore lasciandosi prendere per mano dalla fantasia («Chi sa vedere sette balene in un bicchiere è salvo»).
E c’è il milanese Donato Di Poce, che di recente, a Campobasso, ha esposto la sua imponente collezione di “taccuini d’artista” e che animò nel 2005 una “session” di poesie al Tempio Voltiano di Como nell’ambito della “Notte bianca”, duettando con il grande scrittore e critico Arturo Schwarz. Ora pubblica Poesismi, con prefazione di Fabrizio Caramagna, altra autorità nello studio dell’aforisma. Per il caustico Di Poce, «gli aforisti sono poeti cresciuti a miele e curaro», nella consapevolezza che «tutti vogliono restare bambini ma solo gli artisti lo diventano».

Nella foto:
A sinistra, Donato Di Poce. A destra, Alberto Casiraghi nel suo atelier editoriale a Osnago

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