Aiuti, industria del tessile in prima linea

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di Giorgio Civati

“Sotto il vestito niente” era il titolo di un film di alcuni anni fa, che indicava la fatuità del mondo della moda, bello e importante ma comunque basato più sull’apparenza che sulla sostanza. Titolo smentito, almeno in parte, in queste settimane. Nel pieno dell’emergenza sanitaria per il Coronavirus, l’industria del tessile/abbigliamento sta infatti dando segnali positivi in un momento che è e resterà difficilissimo dal punto di vista economico. E non solo a parole: Armani, per esempio, ha donato 1,25 milioni di euro agli ospedali italiani e alla protezione civile; Bulgari ha acquistato apparecchiature per l’ospedale Spallanzani; Dolce & Gabbana sta supportando economicamente Humanitas, e la lista potrebbe proseguire. La moda futile e tutto sommato superflua dunque fa squadra.

Ed è un buon segno al quale si aggiungono iniziative anche locali: nei giorni scorsi, per esempio, Mantero e Ratti hanno stretto un accordo di collaborazione per “darsi una mano” reciprocamente in questi momenti difficili, accordo che pare abbia raccolto interesse e manifestazioni di apprezzamento all’interno del distretto. Il made in Como, però, da ieri è in ulteriore subbuglio. Anzi, in piena riflessione. L’industria del “campione per subito”, della prova che “serve al volo”, della “pezza da consegnare urgentissimamente” in Italia o dall’altra parte del mondo sta infatti rallentando volontariamente e qualcuno si è fermato del tutto o lo sta facendo. Stanno diminuendo le presenze in fabbrica e in ufficio se possibile, favorendo il lavoro da casa per quanti riescono a farlo, rivedendo priorità e urgenze.

E la priorità, per molti imprenditori, è ora diventata la salute. Propria, dei collaboratori, dell’intero contesto sociale in cui si trova a operare l’azienda. Resta, e parecchia, la preoccupazione per fatturati in caduta libera, per gli ordini che non arrivano e per un futuro incerto. Gli addetti ai lavori si chiedono inoltre se e come il governo aiuterà anche le aziende. Ci sono poi questioni burocratiche stringenti che non sono state chiarite adeguatamente: le scadenze fiscali, per esempio, vanno rispettate o saranno prorogate? Davanti ai decessi sono poca cosa, è vero, ma restano un problema che dall’alto andrebbe chiarito.

Intanto, comunque, se il governo ha deciso di non decidere sul sistema produttivo lasciando alle singole aziende la possibilità di continuare a lavorare ma nel rispetto delle norme di salvaguardia della salute, Como potrebbe avere ritrovato una unità rara, forse mai riscontrata in precedenza.

Ci sono persone preoccupate e ne va tenuto conto. E così dopo la stretta parziale annunciata dal premier Giuseppe Conte mercoledì sera, ieri confronti e ragionamenti e riflessioni si sono fatte comuni e proseguiranno oggi e ancora nei prossimi giorni. Tra clienti e fornitori e concorrenti, alla ricerca di una soluzione che non sarà la migliore ma, almeno, la meno peggio. La Como della seta di sicuro rallenta, in parecchi casi chiude, per ripartire “sana” più avanti.

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