Albo degli artigiani in Ticino abolito dal Parlamento cantonale

Bandiera Svizzera

«La Legge sull’albo degli artigiani (Lia) è nata per contrastare la concorrenza sleale transfrontaliera e per tutelare gli interessi pubblici preponderanti e il controllo dello Stato nella lotta contro gli abusi e la concorrenza sleale, ma si è schiantata contro il muro costituito dal diritto interno».
Nelle parole del rapporto di maggioranza del Parlamento cantonale di Bellinzona sono riassunti tutti i termini di una vicenda paradossale che ha danneggiato per anni, e ingiustamente, sia le imprese italiane sia lo stesso sistema economico ticinese.
La Lia è stata abrogata ieri pomeriggio con il voto favorevole di Lega, Liberali Radicali, Udc e Verdi: in tutto 42 deputati. Contrari invece i Popolari Democratici e i Socialisti (30). Altri 9 parlamentari si sono astenuti. Nonostante il monito chiarissimo ricevuto dai tribunali amministrativi, la classe politica del Canton Ticino non ha colto però il senso di quanto accaduto.
Ha continuato a insistere sulla necessità della «difesa» del tessuto produttivo interno senza capire che il più grande danno a questo sistema giunge dalle scelte protezionistiche.
Pur decidendo di abrogare la Lia, così come invocato dal governo, il Gran Consiglio ha chiesto all’esecutivo di trovare per il futuro «nuove soluzioni e strumenti efficaci compatibili con il diritto superiore». Insomma, di costruire a tavolino nuove norme di stampo protezionistico che riescano a superare l’eventuale barriera delle leggi federali.
D’altronde, lo stesso consigliere di Stato Claudio Zali, esponente della Lega dei Ticinesi, ancora ieri ha ribadito come «lo scopo della legge non fosse ostacolare oltremisura l’esercizio della professione delle ditte ticinesi, quanto frenare l’invasione da Sud».
L’obiettivo della Lia sono sempre stati gli artigiani comaschi o varesini che, in regime di libero mercato, offrono il loro lavoro oltrefrontiera a prezzi molto concorrenziali.
Non è un caso che proprio l’unico a protestare platealmente contro l’abrogazione della Lia sia stato il presidente dell’Unione Associazioni dell’Edilizia (Uae), Piergiorgio Rossi, il quale dalle tribune del Parlamento ha annunciato di voler «proporre il lancio del referendum».

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