di Marco Guggiari
Il recente caso di aggressione, subita da due operatori
della sicurezza al Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della
Battaglia, rilancia il problema che in un passato recente ha avuto picchi di
vera emergenza.
L’episodio in questione ha visto protagonisti tre senzatetto
in orario notturno e vittime i vigilanti in servizio, allertati dal personale
medico. Ci sono già qui diversi elementi su cui riflettere: la difficile
gestione degli “ostelli di disperati” in cui si trasformano spesso le sale
d’attesa dei presidi sanitari d’emergenza; la notte, che con l’approssimarsi
della stagione fredda richiamerà sempre più persone, di frequente ubriache e
prive di riparo, in un luogo “pubblico” dove possano scaldarsi; la fatica di camici
bianchi e infermieri a gestire un servizio già complesso e che scivola spesso
nel superlavoro; l’impossibilità per le guardie private di far fronte a tutte
le situazioni.
Aggiungiamo i pazienti in attesa e i loro parenti, già
provati dal contesto in cui si trovano e che non devono certo essere costretti
a un di più di preoccupazione, tensione e disagio.
È stato sottolineato che il fatto accaduto questa settimana
segue un periodo di relativa tranquillità. Bene. Questa informazione non può
tuttavia essere il dato di totale tranquillità a cui appellarsi.
Nel 2018, non molto tempo fa, in sei mesi le aggressioni nei
presidi dell’Asst Lariana sono state 165. Di queste, 87 al Pronto soccorso.
Che cosa si può fare per prevenire e impedire eventi simili
in futuro? L’ospedale ha fatto bene a chiudere, dallo scorso mese, la sua porta
d’ingresso dalle 21.30 alle 5.30. Nelle scorse settimane si è tenuto un corso
dell’Asst Lariana per medici e infermieri di Psichiatria e Pronto soccorso, le
aree in cui, per motivi diversi, sono più frequenti le aggressioni. Tutto
questo però non basta.
Il Comune di Como e i partner disponibili devono accelerare
i tempi per l’apertura di un dormitorio, per ragioni umanitarie, di sicurezza e
di decoro. Di certo, non spetta alla sanità la tutela dell’ordine pubblico. Da
questo punto di vista, una seria riflessione sulla possibilità di ripristinare
posti di polizia, o almeno presidi fissi almeno in alcuni pochi posti di
cosiddetto triage, vale a dire di smistamento di chi è in attesa di cure nei
Pronto soccorso, andrebbe fatta.
Sono alcuni passi importanti da muovere in attesa di una più
generale riorganizzazione della sanità a livello nazionale e al netto delle
aggressioni perpetrate da malati e familiari, che in quest’epoca di decadimento
addebitano a soccorritori e curanti le storture di tempi d’attesa troppo lunghi
e la possibilità che le terapie non soddisfino subito o non vadano a buon fine.
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