Alla ricerca della normalità perduta

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di Giorgio Civati

Immersi come siamo tutti, in tutto il mondo, in questa crisi sanitaria, sociale ed economica causata dal Covid-19, abbiamo forse perso la capacità di guardarci intorno, di allargare lo sguardo e ampliare le riflessioni.

Eppure, oltre il virus, c’è altro. Ancora e comunque anche molto altro. È evidente che l’emergenza è quella che conta di più, che le vite umane da salvare sono la priorità, che una ricerca di normalità dopo questa pandemia tragica è l’obiettivo primario.

Però non l’unico, perché se ci limitassimo a questo, una volta sconfitto il Covid ci ritroveremmo in un mondo ancora peggiore di quello che già sta diventando. Per dirla chiaramente e brutalmente, se in tema di salute c’è chi muore per altre patologie messe da parte in nome dell’emergenza – ed è tristissimo ovviamente oltre che sbagliato – non deve accadere la stessa cosa alle nostre vite, alle città, alla società e al mondo in generale. Como, ma non solo, sembra sospesa. Le paratie proseguono il loro tormentato iter ma finalmente avanzano. Stessa storia per la variante della Tremezzina, la cui realizzazione è un po’ più vicina ora.

Ma sono tante anche le vicende ferme, impantanate per inerzia e probabilmente anche per incapacità, non certo solamente per il periodo di emergenza, la Ticosa su tutte. Eppure quasi non ce ne rendiamo conto, sconvolti dalla situazione generale, dall’urlo delle sirene delle ambulanze che hanno ripreso a farsi sentire con tanta, troppa frequenza. Stessa situazione in campo economico: i danni del Covid sono ovviamente tantissimi, e pesanti saranno le conseguenze anche nei prossimi anni.

Ma il mondo del lavoro non si è fermato: ha rallentato ma ad esclusione degli stop forzati ha voluto e dovuto andare avanti. Qualcuno non ce la farà, ma tante altre aziende ci saranno ancora dopo il Covid. Magari con prodotti modificati e su mercati differenti, probabilmente snellite di costi insopportabili a lungo andare, ma attivi. Cercare la normalità in un mondo che normale non lo è più è forse l’unica chiave di volta. Senza potersi abbracciare, avvicinare, senza nemmeno potersi frequentare, con i volti mascherati per proteggerci ma che inesorabilmente anche ci dividono, abbiamo spesso inventato nuovi modi di relazionarci con gli altri, differenti abitudini, diversi modi per esternare sensazioni e affetti.

Allo stesso modo il business sta cercando una qualche normalità, rendendosi conto che molte attività e parecchi settori faticheranno a ripartire, che addirittura certe abitudini potrebbero essere cambiate per sempre, ma che un qualche futuro ci deve essere, ci sarà.

Non saremo migliori. La prima ondata di infezioni, il lockdown primaverile e l’estate esagerata di molti ci hanno dimostrato tutti i limiti che ha l’essere umano. Ma saper guardare oltre la pandemia, anche verso un futuro tutt’altro che roseo, resta l’unica possibilità.

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