Alta tensione a Roma, quasi nulla sul Lario

alt Lo scontro Renzi-Cuperlo sul territorio
La base del Pd vuole unità. Qualche critica alle parole del segretario

Altissima tensione a Roma, bassa (tendente al nulla) in periferia.
Le dimissioni di Gianni Cuperlo dalla presidenza del Partito Democratico si riflettono, ovviamente, anche sul territorio, dove però gli animi sono meno accalorati e le riflessioni sicuramente più pacate. Lo scontro tra il segretario Matteo Renzi e il suo principale antagonista alle primarie ha prodotto, nella direzione di lunedì pomeriggio, scintille a non finire. Le critiche di Cuperlo nel merito della proposta di riforma

della legge elettorale sono state liquidate da Renzi in modo tagliente, con un riferimento diretto alla «nomina» dello stesso Cuperlo nel listino bloccato della Camera. Uno scambio alquanto pesante, che ieri ha spinto il presidente del Pd a lasciare l’incarico dopo poche settimane dal suo insediamento.
Sul Lario l’eco della polemica è giunta molto attenuata. Anche per la volontà esplicita di evitare ulteriori fratture. I due eletti comaschi nell’assemblea nazionale del Pd che fanno riferimento a Gianni Cuperlo invitano entrambi a una maggiore pacatezza.
«Sono convinto che nella discussione serva più rispetto delle opinioni di tutti – dice Aniello Rinaldi – È la seconda volta che Renzi scivola sul terreno insidioso delle battute a effetto. È successo prima con Fassina e adesso con Cuperlo. La cosa mi dispiace, penso che buttarla sul personale sia sempre un errore. Detto ciò, non credo che a livello locale possa accadere qualcosa di sconvolgente. Escludo l’ipotesi scissione. Anzi, penso che sia necessario assumersi le proprie responsabilità e far prevalere il buon senso». I “cuperliani” comaschi si riuniscono lunedì prossimo per discutere la situazione. «La riunione era già stata convocata per parlare soprattutto delle primarie regionali – dice ancora Rinaldi – Faccio notare che in Lombardia noi sosterremo il candidato di Renzi, ovvero Alessandro Alfieri. Questo per far capire quanto la volontà unitaria sia forte».
Di «bisogno di unità nel partito» parla anche Rosangela Arrighi. «La mia opinione è che non sia un buon inizio per un partito che predica il cambiamento. Non mi è piaciuto l’atteggiamento di Renzi, credo che serva rispetto per chi la pensa diversamente soprattutto in un partito che immagina sé stesso come una comunità. Le persone sono preoccupate per la crisi, le nostre divisioni sono inutili e dannose. Per noi e per il Paese».

Nella foto:
Alle primarie di dicembre Renzi ha stravinto anche a Como

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