Antichità raccontate dalle incisioni in scena a Chiasso

Max Museo Chiasso

È stata presentata ieri la mostra “La reinterpretazione del classico. Dal rilievo alla veduta romantica nella grafica storica” in programma al “M.a.x. museo” di Chiasso in via Dante 6 che ha l’obiettivo di presentare la produzione incisoria dell’Antico fra Settecento e Ottocento ripercorrendo il fenomeno storico della reinterpretazione e della fortuna critica del classico.
L’esposizione si inserisce nel filone della “grafica storica”, uno degli ambiti di approfondimento del M.a.x. museo, ed è curata da Susanne Bieri e Nicoletta Ossanna Cavadini. Si apre oggi e proseguirà fino al 12 settembre. Saranno esposte quasi duecento incisioni all’acquaforte, a bulino e puntasecca di rara bellezza, stampe acquarellate, litografie e cromolitografie. In mostra sarà possibile ammirare, fra le altre, le incisioni volute da Johan Joachim Winckelmann per rappresentare l’Antico, le stupende acqueforti di Giovanni Battista e Francesco Piranesi, le suggestive incisioni di Luigi Rossini e le molte vedute fra cui quelle di Nicolas-Marie-Joseph Chapuy e di Johann Jakob Wetzel, affiancati da alcuni pregevoli reperti archeologici (monete, medaglie e marmi).
Alla mostra è abbinato il catalogo, con saggi di Massimo Lolli, Susanne Bieri, Angela Windholz, Pierluigi Panza (autorevole firma delle pagine culturali del “Corriere della Sera”), Mauro Reali, Raffaella Bosso e Nicoletta Ossanna Cavadini e un ricco apparato iconografico.
L’esposizione vanta la sinergia con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e una fitta rete di prestatori.
Il viaggio nel tempo ci riconduce alla seconda metà del Settecento, con la riscoperta dello studio dell’Antico e dei monumenti classici. Johan Joachim Winckelmann, padre della storia dell’arte moderna, pubblicò nel 1767 i Monumenti antichi inediti: in essi, a corredo della parte scritta, vennero presentate per la prima volta con l’intento di illustrare l’Antico le incisioni che raffiguravano opere classiche delle collezioni romane.
L’italiano Giovanni Battista Piranesi da parte sua apre la via a un nuovo sistema di ricerca archeologica, rivolto sia allo studio dei processi tecnici e costruttivi sia alla ricchezza dei repertori ornamentali.

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