Arena, rivive l’antica facciata del Sociale

L’evento – La storica struttura si appresta a compiere, nel 2013, due secoli di attività
Con l’abbattimento della vecchia torre scenica, ora visibile il fronte meridionale dell’edificio
Cantiere aperto ieri al Sociale per un evento storico: dietro a un groviglio di cavi metallici e frammenti di cemento, costantemente irrigati da getti d’acqua per evitare nuvole di polvere, il Sociale mostra, pronto ai restauri, il lato “b”. È tornata a rivivere la facciata neoclassica a meridione dell’antica struttura, che si appresta a compiere, nel 2013, due secoli di attività.
Le ballerine che frequentano i corsi di danza diretti da Simonetta Manara, nell’apposita sala consacrata
alla coreografia, d’ora in poi potranno provare demi-plié e arabesque illuminate dal sole. E non più dalla luce artificiale. E tra poco tutto il piano terra del teatro, nella zona a Sud, potrà tornare a essere abbagliato da grandi vetrate, secondo il progetto originale firmato dall’architetto della Scala Luigi Canonica nell’800. È anche un dono alla città. Dalle vie Bertinelli e Sauro ora si riescono a scorgere la cupola di Filippo Juvara e il retro della facciata del Duomo. E il presidente della Società dei Palchettisti, Francesco Peronese, dal suo studio notarile affacciato su via Bellini («Non si sono avute né polveri né vibrazioni durante il cantiere», dice) può finalmente vedere, a Oriente, il profilo di Brunate.
Sono bastati pochi colpi di ruspa e alcuni passaggi di sega circolare diamantata per cambiare un volto storico della città e avere ragione della «scatola di cemento armato», ossia la torre scenica del Teatro Sociale, di epoca razionalista (1938), da ieri passata definitivamente in archivio. Sono stati infatti eliminati nel corso della mattinata gli ultimi tre pilastri in cemento armato che la facevano aderire – ma senza elementi strutturali metallici di ancoraggio o di giunzione – alla facciata neoclassica a Sud, inaugurata pochi anni dopo quella a Nord, nel 1819. Un gioiello alto 13,70 metri e largo 43, che ora si ammira in attesa del necessario restauro di marcapiano, profili, cornici e cornicioni, secondo i progetti originali con gli appunti del Canonica, pubblicati nel volume storico che uscirà per il bicentenario.
«Bisogna osare per guardare al futuro, chiedersi cosa è necessario togliere se non ha più funzione», dice l’architetto Luca Ambrosini, responsabile dell’intervento – costo 1 milione -cui farà seguito la realizzazione dei nuovi magazzini, alla quota inferiore.
«La nuova arena sarà l’agorà di Como», promette il presidente Peronese guardando lui pure avanti, a nome della società proprietaria del Sociale. Ieri, in vista della vacanze, ha salutato gli operai al termine di questo primo capitolo del complesso progetto. Con la cancellazione della torre è emerso con chiarezza anche un elemento che solo gli esperti della storia bicentenaria del Sociale conoscevano, ossia la presenza di una seconda facciata. Quella del progetto originario dell’architetto Giuseppe Cusi, il creatore stesso del teatro comasco, poi esautorato per incomprensione con i Palchettisti dell’Ottocento. In realtà esistevano tre suoi progetti. Il primo prevedeva un tetto spiovente a Sud con la falda all’altezza delle attuali colonne, del terzo «nessuno sa niente» – dice Ambrosini – ma pochi sanno del secondo, con una facciata arretrata per dare spazio a un’ampia balconata. La documenta ora solo un relitto, visibile in cima al Sociale.
«L’abbattimento è un trampolino. Vogliamo porre l’accento su quello che realizzeremo, più che su ciò che abbiamo tolto», ha aggiunto ieri Peronese. Sì, perché il pensiero dei vertici del Sociale va a come e quando recuperare nel suo complesso l’arena all’aperto che con la facciata è un unicum, di fatto un secondo teatro, e che ospitò fino agli anni ’60 del ’900 film, lirica, commedie, il balletto del Teatro alla Scala (1952) e show equestri e circensi, e tuttora resta parcheggio. Con tale funzione lo spazio tornerà infatti per 5 mesi, da novembre 2010. «Il cantiere dovrà convivere con le auto», sottolinea Ambrosini. Che pensa a un accesso specifico per evitare ingorghi tra operai e l’utenza. Ma il Sociale potrebbe anche rinunciare, se il parcheggio multipiano del vicino ospedale Valduce, in fase di ultimazione, riuscisse a soddisfare le esigenze di parcheggio di comaschi e turisti. «In ogni caso siamo pronti a concedere i posti auto dell’arena, oltre che agli ospiti del Sociale, anche a tutta la città», dice Francesco Peronese.
Ma il pensiero ora va tutto allo splendore neoclassico da recuperare quanto prima. Con tanto di colonne ioniche e “tagli” colmati da mattoni rossi (il “buco” sulla facciata che permise di far transitare le scenografie di un’Aida sotto le stelle). Ha un innegabile fascino, il tesoro nascosto per 75 anni e ora emerso dopo l’abbattimento della torre addossata alla facciata ottocentesca del Canonica, e voluta dai Palchettisti negli anni ’30 del ’900 a firma dell’ingegner Carlo Ponci. Il teatro all’aperto con il parallelepipedo di cemento fu inaugurato il 1° settembre 1938 con l’opera pucciniana La Fanciulla del West. È presto per dire cosa si metterà in scena per inaugurare la nuova arena adibita a spettacoli. Anzi, c’è ancora dibattito al Sociale sul destino dell’area, che potrebbe contenere, secondo Peronese, «2-3mila persone», una volta create le ovvie vie di fuga a norma.
Un tempo il gruppo Olo (il team di creativi del video che ha curato le proiezioni in 3D sulla facciata di Villa Olmo per la festa di Rubens) aveva studiato per l’arena un “drive in” con il sonoro dei film da trasmettere alle autoradio. Ma problemi tecnici hanno accantonato il progetto. «C’era anche l’ipotesi di un cinema multisala chiuso, al posto dell’arena, e un progetto di ripristino presentato a suo tempo da due architetti costava 20 milioni, troppo caro», rivela Peronese. Che già fa i conti con i costi effettivi: con 7-10 milioni, grazie a contributi regionali ed europei se sarà mantenuto il rapporto virtuoso con le istituzioni che per tutti gli anni Duemila ha reso possibili i restauri al Sociale, Como potrebbe avere un’arena nuova. Per farne cosa? Il Sociale potrebbe contare di fatto su un ulteriore palcoscenico per la stagione estiva oggi ospitata a Villa Olmo, specie per il pop e il rock. Ma dato che tra le ipotesi c’è pure una tensostruttura, è più concreto immaginare una “cittadella della cultura” per la comunità lariana fatta con un sistema di minipadiglioni che funga da area prove aperte al pubblico per gli show del Sociale e spazio per eventi.
Tutto il cantiere dovrebbe essere finito nel 2013, anno del bicentenario, ma Ambrosini punta a completare il tutto per il 2012. Nell’estate di quell’anno si dovrà già essere operativi con il piano per il recupero dell’arena. E non è detto che non si pensi a una ulteriore valorizzazione dei tesori archeologici sottostanti: il teatro è infatti stato costruito sull’antico castello di Como, di cui restano vestigia proprio sotto il palcoscenico. Si farà comunque di tutto per tramandare un teatro «tenuto in uno stile semplice e bellissimo», come annotò Stendhal. E per brindare presto sarà pronto un altro spazio storico di cui si è completato il cantiere e che in settembre riaprirà messo a nuovo. Ieri è stato infatti firmato con un noto ristoratore lariano il contratto per la gestione del ristorante, pensato per un gioco di squadra con la stagione di spettacoli.
Lorenzo Morandotti

Nella foto:
È ora visibile, abbattuta la torre scenica, il lato meridionale dello storico teatro cittadino (nella foto Mv, le ruspe al lavoro)

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