Attacco elvetico alla nostra sanità ma c’è chi poi si cura in Italia

altIl referendum sulla cassa malati
E in Ticino i neonati a rischio sono trasferiti nella Svizzera interna
(f.bar.) Il sistema sanitario lombardo è più affidabile di un forziere svizzero. Tanto che diversi cittadini rossocrociati si sono rivolti, in passato, alle strutture sanitarie regionali. A partire dall’ospedale Sant’Anna di Como.
Non si parla di cifre travolgenti, ma, in ogni caso, di dati che indicano come, anche oltreconfine, si scelga l’Italia come luogo dove farsi curare.
Sono queste le prime considerazioni emerse all’annuncio della nuova campagna ticinese contro l’Italia. E, nello specifico, contro la sanità tricolore. 

 

I rossocrociati, il 28 settembre, saranno chiamati a esprimersi sulla possibilità di una cassa malati unica, equivalente alla nostra mutua.
E il fronte dei contrari è partito all’attacco usando lo slogan «No a una sanità all’italiana!».
Ma come ulteriore elemento per cercare di smorzare la veemenza dell’attacco elvetico è possibile citare un altro caso emblematico.
In Ticino, ormai dal 2010, è in corso una campagna dai toni molto accesi – portata avanti da un gruppo di politici appartenenti ai più svariati partiti – per ottenere la creazione di un’unità di rianimazione neonatale e pediatrica.
E per progettare una struttura in grado di curare direttamente in Ticino la maggior parte dei neonati e dei bambini ticinesi con malattie gravi che devono invece essere trasferiti nelle unità di rianimazione della Svizzera interna.
Si tratta solo di un esempio ma, fino all’autunno del 2013, la mozione era ancora in stand by e le gravidanze al di sotto della 32ª settimana venivano infatti trasferite nella Svizzera tedesca, così come i neonati o i prematuri che richiedevano un intervento intensivo (ventilazione).
Con tutti i rischi legati al trasferimento oltre il Gottardo e le incognite delle condizioni meteo. E alcuni casi sono arrivati anche in Lombardia. Da Como a Bergamo.
Ultimo in ordine di tempo, quello di un neonato di Curio (Ticino), nato prematuro (6 mesi) e inviato all’ospedale di Lucerna per un mese, che ha acceso nuovamente le luci su questa situazione allarmante. Un problema più volte sottolineato dalle mamme ticinesi, riunitesi anche in un gruppo chiamato “Associazione Alessia”.
Si tratta, ovviamente, solo di un esempio, utile però a evidenziare quella che, forse, è la contraddizione insita nella nuova campagna anti-italiana.
A suscitare la polemica è – come detto – il virgolettato di un’inserzione a pagamento pubblicata su alcuni quotidiani ticinesi da parte di chi si oppone alla proposta che sarà votata dal popolo il 28 settembre.
E così, dopo la campagna “Bala i ratt”, contro i lavoratori frontalieri, l’Italia viene ora presa di mira dai creativi svizzeri in vista dell’appuntamento referendario di fine settembre. I rossocrociati sono chiamati a esprimersi sulla possibilità di una “cassa malati unica”. Ed ecco che il fronte del no, finanziato, secondo i media ticinesi, dalle cliniche private e dalle assicurazioni, ha lanciato la sua offensiva con un manifesto dichiaratamente anti-italiano.
Dimenticando, forse, alcune problematiche, come quelle citate, che continuano a far discutere da anni. Un nuovo fronte incandescente, dunque, che arroventa i rapporti tra la Lombardia e Canton Ticino.
Condanne della nuova campagna sono arrivate dall’assessore regionale alla Sanità, Mario Mantovani, e dai consiglieri regionali lariani.
E proprio ieri un commento durissimo è arrivato anche da Fabio Rizzi (Lega Nord), presidente della commissione Sanità della Regione Lombardia. «Il mio non è protezionismo lombardo, ma che la sanità lombarda sia anni luce avanti rispetto a quella del Canton Ticino, al punto da competere e confrontarsi con la sanità internazionale, è un dato di fatto – ha detto – Personalmente, se dovessi scegliere se farmi curare all’ospedale civico di Lugano o a quello di Reggio Calabria, malgrado tutto, sceglierei quello di Reggio Calabria».
Rizzi, oltre a svolgere la professione di medico in Lombardia, in passato ha lavorato anche in Ticino. «Se loro sono tanto sciocchi da valutare la qualità della sanità in base al quantitativo di marmi nelle reception delle loro cliniche o dal valore delle piastrelle utilizzate, dimenticando di essere a livello di qualità sanitaria fermi agli anni ’70 e ’80, allora abbiamo priorità differenti».
Nel frattempo, in Ticino, il fronte dei contrari alla cassa unica è sempre più compatto. Sul sito http://vota.nocassaunica.ch, creato appositamente per l’appuntamento del 28 settembre, si succedono i commenti a favore del “no”.
È anche possibile acquistare un libro scritto appositamente per sostenere le ragioni del voto contrario.

Nella foto:
Un laboratorio dell’ospedale di Lugano (foto Mattia Vacca)

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.