Attriti anche in maggioranza a Palazzo Lombardia sull’ordinanza di Fontana

conferenza stampa sul Lavarello da sinistra Turba, Rolfi e Fermi

Attriti anche all’interno della maggioranza sui termini dell’ultima ordinanza firmata dal presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Un acceso botta e risposta che ha coinvolto i due più alti esponenti comaschi del centrodestra in Regione, il forzista Alessandro Fermi e il leghista Fabrizio Turba.
«Proteggiamo le fasce della popolazione più a rischio: anziani e cittadini con patologie pregresse e quadri clinici complicati» propone Alessandro Fermi, presidente del Consiglio regionale della Lombardia. Un’idea che Fermi ha già avanzato lunedì scorso durante la riunione con i sindaci lombardi e il governatore Fontana.
«Ho chiesto al Comitato tecnico scientifico – spiega Fermi – di prendere in considerazione l’idea di studiare, oltre a misure più classiche come un lockdown parziale o un coprifuoco, anche un intervento mirato a tutelare le fasce più a rischio. O meglio: a proteggere i cittadini che, se contagiati, rischiano conseguenze più gravi. Nei posti letto di terapia intensiva e subintensiva – continua il presidente del Consiglio regionale – arrivano perlopiù pazienti anziani o con patologie pregresse».
«Perciò – spiega – ho proposto un cambio di paradigma. Un intervento che vada a tutelare queste persone. A partire dall’obbligo di mascherina anche a casa quando si va a trovare un amico o un parente a rischio, fino a misure che possano limitare i contatti con le persone più fragili».
Riguardo la didattica a distanza, Fermi dice: «È un provvedimento con un forte impatto sociale, ed è giusto calibrarlo e, dove possibile, introdurlo in modo graduale – riconosce il presidente – al tempo stesso, però, al momento è l’unica misura che possa alleggerire la pressione sul trasporto pubblico locale e, di conseguenza, frenare l’avanzata del contagio. La verità è che al momento non sono state proposte, nemmeno da Roma, altre soluzioni praticabili in poco tempo. Altrimenti sarebbero state considerate».
Alcuni passaggi del discorso di Fermi, intervenuto anche mercoledì sera nel corso della diretta speciale di Etg sul coprifuoco in Lombardia, paiono però una critica decisa all’ordinanza firmata da Fontana. Un messaggio politico forte e chiaro.
A difendere Fontana e l’ordinanza è arrivato ieri il sottosegretario leghista con delega ai rapporti con il Consiglio regionale Fabrizio Turba, che non lesina attacchi a Fermi.
«Ma come si fa a dire: “Teniamo a casa gli anziani”? Di Covid non si ammalano solo gli anziani. Mi chiedo come si possa criticare il provvedimento – attacca Turba – Basta guardare i dati per capire che si doveva intervenire, sapendo già che i primi benefici del coprifuoco ci saranno tra due settimane. Si deve evitare il tracollo degli ospedali, di tutti i reparti che devono continuare a curare anche malati diversi dai contagiati dal virus».
Turba si dice preoccupato piuttosto per le cattive abitudini dei lombardi, sull’utilizzo della mascherina ad esempio.
«Allora, deve essere chiaro a tutti che il metro di distanza e la mascherina sono indispensabili, ma non sufficienti. Altrimenti non si spiega perché i medici negli ospedali abbiano anche tute, visiere e altre protezioni. Nonostante questo, vedo ancora troppa gente che porta la mascherina senza coprire il naso o abbassata – dice – sono stato in un mercato di Milano ieri, tutti gli ambulanti avevano la mascherina abbassata. Così non si protegge nessuno. Siamo stati bravi a luglio, poi abbiamo allentato troppo. È giusto che vi siano regole più rigide e controlli».
Il sottosegretario analizza anche la questione dei tamponi, del rapporto con le scuole e i problemi sollevati dai ristoratori.
«Vengono fatti più di 30mila esami al giorno, numeri che sembravano impossibili – dice Turba – La maggior parte sono quelli delle scuole, ci sono tanti giovani asintomatici che possono contagiare i familiari. La didattica a distanza è una soluzione, evita i contatti sui mezzi di trasporto. Poi non sarà per sempre. Io mi sono diplomato alle serali, studiavo e lavoravo. Oggi i ragazzi con la tecnologia possono sopperire alle lezioni in presenza per un po’, senza perdere il senso della scuola. Altrimenti qui si rischia di chiudere tutto, altro che lasciare a casa gli anziani. Si deve intervenire sulle forme di aggregazione, o tra 15 giorni gli ospedali saranno stressati con 4mila ricoveri e da 600 a 800 terapie intensive. Al ristorante? Si può andare un’ora prima. Tanto dalle nostre parti, quando arrivi alle dieci di sera ti senti sempre dire che la cucina è chiusa» conclude Turba.

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