Avis, le donazioni in città sono tornate sui livelli pre-emergenza

Donatori di sangue

L’emergenza sanitaria in atto e la paura di un possibile contagio hanno avuto effetti negativi anche sulle donazioni di sangue.
L’allarme lanciato a livello regionale dal presidente di Avis Lombardia Oscar Bianchi nelle scorse ore, per il calo nelle donazioni, si ripropone anche in città. Fortunatamente però la discesa decisa – a livello comasco – dei giorni passati «ha subito un’inversione di tendenza. Il timore diffuso è stato superato attraverso un’informazione capillare rivolta ai nostri donatori che sono stati tutti chiamati personalmente per fare il punto in questa difficile situazione», spiega il responsabile Avis di Como Alberto Soave. E così in città dal crollo fino a sole 10 donazioni giornaliere, fatto registrare la settimana scorsa e oltre, rispetto alle consuete 30 «adesso siamo riusciti a invertire il trend e stiamo ritornando ai numeri consueti. Ovviamente la particolare realtà che stiamo vivendo ha avuto conseguenze», aggiunge Soave. A livello regionale i dati messi a disposizione dal Dipartimento trasfusionale e di ematologia, che ha paragonato il numero di unità di sangue raccolte nel periodo compreso dal 9 al 15 marzo di quest’anno – 8.083 unità – con quelle dell’anno precedente – 9.919 unità – si notano differenze con un calo di 1836 unità. Inoltre nel febbraio 2020 erano 35.825 le unità contro le 37.361 del 2019. «Lo scostamento c’è, anche se minimo. Questo grazie ai donatori che nonostante l’emergenza Coronavirus non hanno mai smesso di donare. Ora però, a fronte di questo calo, la raccolta deve continuare secondo le modalità programmate», ha detto Bianchi. Infine a livello provinciale il presidente Vincenzo Dazi ribadisce un concetto chiave, soprattutto in questo delicato momento. «Tutti i nostri centri sono aperti e le attività programmate procedono».

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