Balene e lavagne, Salvatore celebra Joseph Beuys

La "Balena" di Nicola Salvatore nello studio di Piero Manzoni

L’arcaico e l’atavico si intrecciano. Sedimenti rocciosi chiamati ardesie, su cui tracciare segni di identità e di conoscenza, ma anche appelli ecologici in forma di poesia o aforisma. E poi scheletri e fossili antichi, simboli di una natura minacciata dalla presenza sempre più pervasiva dell’uomo e della tecnica, espressione della sua volontà di potenza. Nicola Salvatore si appresta a pubblicare online, via Facebook e Instagram, il 12 maggio, Lavagne, il suo omaggio al pittore, scultore e performer tedesco Joseph Beuys, un faro per la sua generazione.
L’artista comasco, già docente all’Accademia di Belle arti di Brera, con studi a Como e a Marrakesh, si muove con disinvoltura tra opere tradizionali per linguaggio e tecniche e sperimentazioni, compresa l’arte legata alla gastronomia. È celebre per le sue interpretazioni del tema della balena, come archetipo culturale e simbolo di un passato ancestrale in cui la natura non subiva l’attacco dell’uomo.
Mentre perfeziona due grandi sculture da inaugurare appena collocate in Toscana, anticipa al nostro giornale il suo omaggio purtroppo virtuale al centenario della nascita di Beuys che interpreta le sue celebri lavagne intitolate “Scritture sacre” e realizzate negli anni Ottanta a Perugia. Salvatore conobbe Beuys negli anni Settanta in occasione di una sua mostra presso la galleria di Lucio Amelio a Napoli, incontro al quale farà seguito una cordiale corrispondenza. Dipingere e graffiare lavagne per salvare il mondo: ecco un ponte ideale che lega i due maestri nel segno di una utopia ecologista che ha anticipato di molti decenni le attuali rivendicazioni del mondo green.
Molte sono le affinità tra i due artisti. Prima di tutto il loro lavoro in difesa della natura, nonché l’attività di docenti presso le Accademie di Belle arti – Beuys alla Kunstakademie di Dusseldorf, Salvatore come detto all’Accademia di Brera a Milano – dove la didattica ebbe un grande ruolo nella vita d’insegnamento dei due artisti e da dove nasce il lavoro delle lavagne che Salvatore presenta in questa mostra; tema, in parte, già evidente in Fossile di Balena A.B.C. esposta alla Quadriennale di Roma nel 1975.
Come ha scritto Cecilia Liveriero Lavelli, critica d’arte comasca che ha dedicato un denso saggio a Beuys, «sia Nicola Salvatore sia Joseph Beuys sono sempre stati mossi da un’urgenza precisa, che trapela in ogni loro gesto, in ogni singolo lavoro: l’urgenza di andare oltre la pelle delle cose, di non limitarsi a rappresentare il mondo in cui si immergono, ma di riportarne alla luce le contraddizioni, i bisogni nascosti, le viscere e gli scheletri, in “difesa della natura”, come diceva Beuys, e per “la follia di voler dominare la natura”, come ribadisce Salvatore».

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