Balocchi, scoppia la polemica sulle luci: giudizi molto contrastanti sull’illuminazione di palazzi e chiese

casette balocchi, luci balocchi, mercatini di natale

Il giudizio più duro lo ha espresso il presidente dell’Arci di Como, Gianpaolo Rosso, che su Facebook, a chiosa della foto di Porta Torre illuminata di viola a pallini argento, ha scritto: «Degrado urbano. La storia della città è ridotta a pacchiana carta regalo». Ma molto negativo è stato anche il commento di Marco Mucha, apprezzato artista e incisore che in una lettera al Corriere di Como parla addirittura di una «iniziativa anticulturale: una invasione di cartoni animati aggredisce il centro storico, arrampicandosi sulle sue membrature più rinomate. Un popolo di pupazzetti sbrana il Duomo, plastifica piazza Volta, fa scomparire il cuore delizioso di San Fedele sotto una urlante baraonda di luci sconclusionate». Persino l’ex assessore alla Cultura della città, Sergio Gaddi, che pure premette di preferire «le luci al buio tombale in cui è ormai piombata Como», dice non senza rammarico di aver avuto una «impressione di minore efficacia; mi sarebbe piaciuta la tradizione cristiana del Natale, soprattutto sulle facciate delle chiese che devono trasmettere un messaggio religioso».
I giochi di luce che caratterizzano la Città dei Balocchi sono, quest’anno, molto poco convincenti. Almeno a detta di parecchi osservatori. Tanto per fare qualche nome, sul post di Rosso sono arrivati tra gli altri i like della consigliera comunale di Svolta Civica Barbara Minghetti, a lungo presidente del Teatro Sociale; del segretario generale della Cgil Giacomo Licata; dell’avvocato Antonio Lamarucciola; dell’ex segretaria generale della Cisl Adria Bartolich.
«La mia è una critica estetica, non politica – sottolinea il presidente dell’Arci – non credo che sia questo il modo giusto di valorizzare la città. Sembra quasi che, per risaltare, la spettacolare bellezza di Como debba essere verniciata. Illuminare può voler dire tante altre cose: questo è un impacchettamento. Che potrebbe andare bene forse a Las Vegas, sicuramente non a Como».
Un ragionamento del tutto simile è quello di Mucha. «Una simile illuminazione è molto sopra le righe – dice l’artista – hanno incomprensibilmente ricoperto di pupazzetti i monumenti. Se noi cerchiamo qualcosa che faccia risaltare un edificio è un conto, se ci proiettiamo sopra i cartoni animati si alimenta soltanto il cattivo gusto. Forse però non interessa il monumento ma trasformare tutto in un Luna park».
Secondo Marco Mucha, l’errore forse sta proprio in questo: «assecondare il desiderio di chi, armato di telefonino, si precipita a “immortalare” una sceneggiata kitsch. Poveri, grandiosi monumenti, ridotti a schermatura dell’improbabile ritrazione all’infanzia».
«Noi non abbiamo nulla contro promozione turistica e divertimento – aggiunge Rosso – ma ci chiediamo chi decida che cosa proiettare e se dietro ci sia un pensiero, un progetto. Il rischio che si corre, in caso di errore, è dare di Como, alla fine, un’immagine di basso profilo.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.