Balocchi, trasparenza e burocrazia. Tutti gli ostacoli del Comune di Como

casette città dei balocchi

«Nulla osta ad avere la documentazione richiesta» ma «la procedura corretta prevede un accesso agli atti da depositare all’ufficio Protocollo». Burocrazia e trasparenza non sono mai andate d’accordo. E il Comune di Como ha scelto decisamente la prima a scapito della seconda. Le poche righe che aprono questo articolo sono la fredda risposta del responsabile del settore Turismo di Palazzo Cernezzi, Maurizio Ghioldi, alla richiesta del Corriere di Como di avere copia del bilancio integrativo della Città dei Balocchi inviato dagli organizzatori della manifestazione in Comune il 20 marzo scorso.
Per schiodare dalle proprie certezze formali e notarili i dirigenti del municipio non sono bastati gli assensi del sindaco e dell’assessore. La procedura prima di tutto. Prima anche del diritto dei cittadini di essere informati.
La questione può sembrare di poco conto o, peggio, di lana caprina – per usare un luogo comune che però spiega bene il senso di ciò di cui parliamo.
Ma non è così. Se persino il numero uno dell’anticorruzione, Raffaele Cantone, in un articolo scritto due anni fa per commentare il cosiddetto Freedom of Information Act, spiegò in modo energico che cosa significa oggi «dare piena attuazione alla trasparenza»: ovvero, rendere «conoscibile l’operato della pubblica amministrazione» e consentire «un controllo civico e diffuso da parte di cittadini e associazioni».
Sono ormai trascorsi tre mesi dalla fine della Città dei Balocchi e l’opinione pubblica di Como attende ancora di conoscere nel dettaglio i conti finali della manifestazione.
Quel dettaglio imposto dal contratto e da un voto del consiglio comunale (che chiedeva addirittura il deposito delle fatture) e sin qui rimasto in sospeso. Dopo aver consegnato un primo bilancio, giudicato non esaustivo, gli organizzatori sono stati richiamati dal Comune e costretti a presentare un secondo documento. Di cui però non è dato sapere nulla. Per leggere questi fogli serve infatti un formale accesso agli atti.
Torniamo a Cantone e a quanto scriveva nel 2017: «Il pieno e libero accesso alle informazioni» è «cruciale quando in ballo c’è uno snodo fondamentale in qualunque democrazia: la pubblicità e la trasparenza». Un pieno e libero accesso che però deve fare i conti con le pastoie della burocrazia. C’è da chiedersi: perché?
Qualcuno invocherà il rispetto delle regole. Ma sbaglia obiettivo. Dato che, dice sempre Cantone, «non si può pensare che la stampa eserciti il suo ruolo, costituzionalmente riconosciuto se poi non la si mette in condizione di svolgere al meglio tale impegnativo compito».
Forse, però è proprio questo il problema.
L’attacco di Rapinese
Lunedì sera, intanto, in consiglio comunale, Alessandro Rapinese ancora una volta ha ricordato il «voto del consiglio comunale che impone al vincitore del bando di rendicontare analiticamente, fattura per fattura», il bilancio della kermesse natalizia. «Il consiglio non è fatto da analfabeti che votano a caso o che indicano impegni politici» da ignorare. Rivolgendosi in modo esplicito all’assessore Marco Butti, Rapinese ha parlato di «qualcuno che continua ad andare avanti con le dita nelle orecchie e sta dicendo al consiglio comunale “me ne frego”. Sarebbe invece molto interessante vedere quei report e quelle fatture una per una», ha aggiunto.

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