Bando natalizio, un vestito su “misura”. E il Covid-19 scompare dal capitolato

Città dei Balocchi 2019

Tutto è pronto per il nuovo bando dei mercatini natalizi. E c’è da scommettere – noi lo facciamo – che nulla (o poco più di nulla) cambierà nell’organizzazione della kermesse. A partire dal concessionario, che sembra anzi essere stato “blindato”.
Il 19 giugno scorso, il dirigente del settore Commercio Giuseppe Ragadali ha firmato la «determinazione a contrarre per l’affidamento in concessione» dell’evento.
All’albo pretorio sono stati pubblicati tutti i documenti di gara: dalla concessione di servizio al capitolato tecnico, allo studio di fattibilità del piano economico-finanziario. «Considerata la complessità della concessione – si legge nella determina – i soggetti offerenti dovranno essere in possesso dei seguenti requisiti di capacità tecnica […]: aver eseguito, con esito positivo, nell’ultimo triennio 2017-2018-2019 due servizi analoghi a quello della presente procedura per enti pubblici o privati, ciascuno della durata di almeno 40 giorni e per un valore del singolo servizio annuo non inferiore a € un milione di euro».
In pratica, chiunque volesse partecipare alla gara dovrebbe aver organizzato la Città dei Balocchi – o qualcosa di «analogo» almeno due volte negli ultimi tre anni. Ora, non sappiamo quante siano le manifestazioni in Italia – pubbliche o private – che a Natale durino almeno 40 giorni e abbiano un «valore del singolo servizio non inferiore al milione». Sarebbe interessante scoprirlo.
Perché diversamente, l’abito cucito dal Comune di Como sembra su misura.
La clausola, peraltro, è talmente specifica che potrebbe dare il fianco a possibili ricorsi da parte di imprese che, pur avendo le competenze necessarie, non potranno partecipare alla gara.
Chi vincerà il bando si aggiudicherà comunque un contratto biennale e dovrà organizzare le manifestazioni natalizie del capoluogo lariana da sabato 28 novembre 2020 a mercoledì 6 gennaio 2021 e da sabato 27 novembre 2021 a giovedì 6 gennaio 2022. Leggendo i vari documenti che compongono l’incartamento della gara, emerge un altro elemento: la quasi totale assenza del “problema” Covid dal capitolato d’appalto.
In pratica, se si eccettua l’esenzione parziale della tassa di occupazione del suolo pubblico (il 50%, ma solo nell’edizione 2020-2021), è come se la pandemia non esistesse o non fosse mai esistita. Secondo l’assessore al Commercio Marco Butti, le eventuali prescrizioni saranno «decise all’interno del piano di sicurezza».
Ma una recrudescenza del virus – che ovviamente nessuno si augura – potrebbe anche mettere in discussione l’intera manifestazione.
E in ogni caso, nella parte del capitolato relativa alla sezione commerciale, si chiede al concessionario unicamente di «prevedere la distanza minima» tra le casette «in conformità alle disposizioni di sicurezza – anche anticontagio». Mentre nella parte relativa all’osservanza delle norme in materia di lavoro (articolo 12) si dice che gli organizzatori sono obbligati «ad osservare integralmente le prescrizioni e le misure di contenimento nei luoghi di lavoro, atte a garantire la sicurezza dei lavoratori in periodi di emergenza epidemiologica; di protezione e lotta all’insorgenza di focolai epidemici, nonché di rischio di venire a contatto con fonti di contagio, in occasione di lavoro, di prossimità connessa ai processi lavorativi, oltre all’impatto connesso al rischio di aggregazione sociale verso “terzi”». Una formulazione evidentemente tratta dalla attuale normativa anti-Covid ma del tutto incongruente in un bando di gara. Perché è chiaro che in presenza di un contagio, o di un rischio di contagio, molto difficilmente la manifestazione avrebbe luogo. Senza contare che proteggere chi lavora è senz’altro indispensabile, ma a Natale girano per strada migliaia di persone. Il problema sta tutto lì.

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