Bar e ristoranti alla prova decisiva: rischio sopravvivenza

Dopo le 18 consumo di alimenti e bevande solo ai tavoli

Il consiglio direttivo di Confcommercio ieri mattina si è riunito per diverse ore di seguito. A inizio pomeriggio, in una fase di pausa, il presidente di Confcommercio, Giovanni Ciceri è stato lapidario anche se indirettamente molto esplicito nel commentare le nuove direttive studiate dal Governo per il settore di bar e ristoranti. «Siamo in riunione per analizzare nel dettaglio quanto contenuto nel Dpcm – ha detto il presidente Ciceri – Si tratta di una situazione molto delicata che necessita della maggior prudenza possibile prima di decidere come muoversi. Ecco perché ci siamo presi tempo fino a domani (oggi, ndr) per far sapere la nostra posizione e le nostre intenzioni».

Il tono e l’aria che si respiravano non erano ovviamente delle migliori ma se Confcommercio ha voluto prendere tempo per valutare la situazione non facile, chi invece è immediatamente intervenuto per criticare la decisione di chiudere alle 18 bar e ristoranti è stata Confesercenti. «Il continuo valzer di norme crea confusione e l’obbligo di chiusura alle ore 18 per bar e ristoranti – afferma il presidente di Confesercenti Claudio Casartelli – rischia di essere il colpo di grazia per tutte le imprese della filiera produttiva che ruota attorno a queste attività. Molti avevano appena iniziato a mettere fuori il naso e con questi provvedimenti vengono ricacciati violentemente sott’acqua».

Nel dettaglio il Governo ha previsto l’apertura dalle 5 del mattino alle 18, anche la domenica, diversamente da come era stato ipotizzato inizialmente. I tavoli saranno solo da 4 persone, eccezion fatta per i nuclei familiari, Dopo l’orario di chiusura sarà consentito il servizio a domicilio e fino alle 24 la ristorazione con asporto, ma non si potrà consumare il cibo acquistato nei luoghi pubblici. «Occorre capire che non ci sono risorse e che le riserve sono già state utilizzate per pagare i dipendenti – aggiunge Casartelli – L’obbligo di chiusura alle ore 18 è irragionevole perché colpisce bar e ristoranti che hanno adottato al loro interno scrupolosamente le precauzioni anticontagio. Come Confesercenti abbiamo attivato i nostri organismi a livello regionale e nazionale affinché il Governo stanzi immediatamente indennizzi a favore delle imprese costrette alla chiusura compensando i mancati incassi: le risorse avrebbero dovuto essere già stanziate contemporaneamente all’obbligo di chiusura, senza lasciare ristoratori e baristi nell’incertezza e nella giustificata rabbia».

Decisamente preoccupato è anche Massimiliano Tansini, presidente dell’Associazione Cuochi Como. «Siamo molto in ansia. Ho già parlato con molti colleghi e sono tutti in agitazione. C’è chi mi ha già inviato delle foto dei locali che sono stati nuovamente predisposti per far fronte alle nuove disposizioni in vigore – dice Tansini – ma è innegabile che non si possa andare avanti ancora per molto in queste condizioni». Anche perché in molti, dopo le difficoltà del lockdown, con la parziale ripresa delle attività pensavano di essere riusciti a sopravvivere e «invece si ritrova nuovamente in un incubo. Ci sono molte aziende che non riescono a far fronte alle spese. Inevitabilmente in tanti, davanti a questa ennesima prospettiva di un calo degli affari, si ritroveranno a dover fare i conti con il futuro. In molti dovranno capire se andare avanti oppure se ormai è arrivato il momento di chiudere», aggiunge Tansini. «L’apertura domenicale fornisce un minimo di coraggio ma non è certo sufficiente. Mancano le cene, il momento per noi fondamentale anche perché in settimana il pranzo è qualcosa di rapido e per noi poco conveniente. In più con l’incremento dello smart working saranno sempre meno le persone in giro per lavoro», chiude il presidente dei cuochi. Anche Cna Lario e Brianza si è unita nel chiedere «ristori reali commisurati alle perdite subite, immediati e destinati a tutte le imprese interessate dal provvedimento in aggiunta alla sospensione delle cartelle esattoriali, alla cancellazione dell’Imu, ai crediti d’imposta per affitti e bollette, alla cassa integrazione per i dipendenti». Da parte suo Claudio Bizzozero, curatore del festival “Gastrolario” dedicato al pesce di lago lancia l’allarme sulla prossima manifestazione “Gusto Brianza”: «Molti ristoranti chiuderanno, speriamo ci salvino i pranzi di lavoro e quelli del fine settimana nei locali aderenti. È stata una decisione inopportuna e bizzarra. I contagi viaggiano con il trasporto pubblico, non con i ristoranti», ha detto Bizzozero.

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