Battelli sommersi e salvati sull’onda dell’utopia

Lago della bilancia
Il Lario è un lago di paradossi. È arrivata la “benedizione” della Soprintendenza per il recupero del glorioso battello “Patria” varato nel 1926 e acquistato da Villa Saporiti per un euro (per vederlo in crociera nel 2012 servono 4 milioni).
Intanto lo Stato lo tutela e lo vincola secondo il “Codice dei Beni culturali” e pone un sigillo di controllo sulle operazioni di salvaguardia.
A breve partirà la seconda parte del restauro a cura dell’ingegnere e architetto navale genovese Claudio Fornasini – progettista di grandi navi passeggeri come le Costa “Romantica”, “Classica” e “Victoria”.
Gli stessi cantieri di Dervio dove il natante torna lentamente alla vita avrebbero

dovuto ospitare anche quanto resta del piroscafo “Plinio”, altra gloria storica della Navigazione lariana ma con 24 anni in più sul groppone. E con tutt’altro destino. Infatti il suo relitto senza macchine e arredi, abbandonato da un decennio sul Lago di Mezzola di fronte a un ristorante, il 9 dicembre è colato a picco. E ora giace a 35-40 metri di profondità.
La burocrazia nel silenzio delle sue carte a conti fatti suona come una beffa: pure il “Plinio” infatti era stato vincolato, ormai da più di un anno, dalla Soprintendenza.
Due storie parallele, quindi, ma con esiti diametralmente opposti. Il “Patria” salvato per volontà popolare (grazie anche alla “Famiglia Comasca”) e divenuto pubblico; lo scafo intitolato all’erudito più celebre della latinità, invece, in mani private e, ai conti fatti, in preda all’incuria fino all’esito fatale. E con ben poche possibilità di resurrezione. Che almeno uno dei due si salvi però consola: sarà l’occasione per non dimenticare quello sommerso.
Lorenzo Morandotti

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