Batterio in Terapia intensiva neonatale

altStop ai ricoveri al Sant’Anna
Primo caso, mai comunicato, a inizio febbraio. Neonati positivi alla serratia marcescens

Ricoveri bloccati nella Terapia intensiva neonatale (Tin) dell’ospedale Sant’Anna a causa della presenza di un batterio che potrebbe causare infezioni nei pazienti.
Alcuni neonati sono risultati positivi alla serratia marcescens, un microrganismo che non ha comunque causato problemi di salute ad alcuno dei bimbi. Per evitare ulteriori contagi, il reparto non accetta nuovi pazienti e le future mamme con gravidanze ad alto rischio, così come i neonati con gravi problemi, vengono dunque dirottati su altre strutture del territorio.

Il primo caso di contagio è stato accertato all’inizio di febbraio, anche se la notizia non è stata resa nota dai vertici dell’ospedale. Sono stati attivati comunque tutti gli interventi per identificare la possibile fonte di contagio.
«Abbiamo effettuato 55 prelievi negli ambienti della Tin e, per sicurezza, anche nelle sale parto, al nido e seguendo tutti i percorsi assistenziali – dice Antonino Orlando, direttore medico del presidio Sant’Anna – Tutti i test hanno dato esito negativo. Esito positivo invece hanno avuto i controlli su 6 pazienti della Terapia intensiva neonatale. Il batterio si trasmette per contatto, per via oro-fecale, e non è stata identificata l’origine della diffusione del microrganismo».
Per evitare ulteriori casi, il Sant’Anna ha bloccato i nuovi ricoveri in terapia intensiva neonatale. Un provvedimento adottato già il 22 febbraio scorso, ma mai comunicato.
«Bloccare i ricoveri – spiega il primario, Mario Barbarini – significa non accettare i bambini, ma soprattutto inviare ad altre strutture le future mamme con gravidanze ad alto rischio, che potrebbero partorire prima della 32esima settimana e i cui bambini dunque potrebbero aver bisogno della nostra Tin».
Al momento, nel reparto del Sant’Anna restano 11 piccoli su un totale di 15 posti disponibili.
«Si tratta di bambini positivi al batterio o comunque già ricoverati quando è stata scoperta la serratia marcescens – dice Barbarini – È importante precisare che nessuno tra i bimbi ha avuto problemi causati dal microrganismo, che nella maggior parte dei casi non provoca malattie. Parliamo di un batterio presente nell’intestino e molto diffuso, che generalmente non dà alcun sintomo. Ovviamente, in neonati gravemente prematuri o con patologie serie può invece provocare conseguenze anche gravi».
Per scongiurare qualsiasi rischio dunque, oltre a mettere in atto tutti i possibili accorgimenti per evitare il contagio, i vertici dell’ospedale Sant’Anna hanno deciso di bloccare i ricoveri.
«È importante dire che la sicurezza dei pazienti non è mai venuta meno – sottolinea sempre il primario della Tin – Siamo intervenuti tempestivamente e adottando tutte le misure possibili. Questo nonostante il fatto che i prelievi effettuati sull’ambiente hanno dato tutti esito negativo».
Al momento, non è ancora possibile indicare una data di riapertura del reparto. «Già dalla prossima settimana riprenderemo ad accettare le donne che hanno raggiunto la 34esima settimana di gestazione perché abbiamo ricavato uno spazio ad hoc già sanificato e pronto ad accogliere le pazienti – spiega il primario – Per quanto riguarda invece la riapertura complessiva della Tin, stiamo valutando due possibili soluzioni e una decisione sarà presa nei prossimi giorni».
«Stiamo valutando l’ipotesi di spostare i pazienti attualmente ricoverati in un’area “polmone” in un’altra zona dell’ospedale – dice Antonino Orlando – Questo ci permetterebbe di procedere subito alla sanificazione dell’intera tin e quindi di riaprire completamente il reparto. L’alternativa sarebbe attendere la dimissione di tutti i neonati attualmente degenti, ma questo allungherebbe naturalmente i tempi».
La decisione dovrebbe essere presa già nei prossimi giorni e saranno poi chiariti i tempi di ripresa delle attività.
«Voglio tranquillizzare tutti i futuri genitori ancora una volta – ripete Mario Barbarini – Non c’è mai stato e non c’è alcun rischio per la salute di mamme e bambini. Nei casi di gravidanze ad alto rischio, dal momento in cui abbiamo bloccato i ricoveri le donne sono state appositamente informate e ci siamo appoggiati ad altre strutture ospedaliere. Per le gravidanze fisiologiche invece funziona tutto regolarmente».
I vertici del 118 hanno avuto informazioni precise in merito e in tutti i casi di parti a rischio, le pazienti sono state accompagnate in ospedali diversi dal Sant’Anna. Una situazione che sta creando qualche problema di sovraffollamento nelle strutture della zona.
«Le Tin abitualmente viaggiano a pieno regime – conclude Barbarini – Difficilmente ci sono posti liberi e in caso di qualsiasi imprevisto si possono verificare disagi. Grazie all’impegno di tutto il personale stiamo facendo davvero il possibile per rispondere al meglio alle esigenze di tutti i piccoli e delle famiglie».

Anna Campaniello

Nella foto:
Il reparto di Terapia Intensiva neonatale dell’ospedale Sant’Anna di via Ravona, a San Fermo, non accetta più i bambini con gravi problemi e neppure le future mamme con gravidanze ad alto rischio. Alcuni neonati sono infatti risultati positivi all’inzio di febbraio alla serratia marcescens (foto Mv)

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