Biciclette, furti senza freni sul Lario

altUn commerciante: «Ne rubano una ogni 5 minuti». Una piaga che colpisce l’intera provincia
(m.d.) Bici sempre più nel mirino dei ladri. Un fenomeno che non conosce precedenti in riva al Lario. Per rubare una bici, del resto, bastano pochi secondi, 13 per l’esattezza, come testimoniato dalle immagini riprese martedì in via Rezzonico, a Como, da una telecamera di videosorveglianza della Cisl, che ha immortalato l’azione di un ladro di due ruote.
I furti sono quotidiani. Difficile tenere il conto perché nella grande maggioranza dei casi i derubati neppure denunciano l’accaduto alle forze dell’ordine.

 

«Ogni cinque minuti ne rubano una – è la stima di Maurizio Riccardi, che vende e ripara biciclette in centro città, in via Diaz – E la gente non vuole più spendere soldi per bici di un certo costo perché teme che poi gliele rubino. L’altro giorno una signora mi ha detto che la sua bici è stata comprata ed è sparita nell’arco di 12 ore». Difficile difendersi dai ladri. «Servono lucchetti ad anello, tipo bloster, quelli utilizzati anche per le moto, o catene robuste – aggiunge Riccardi – Ma ovviamente non sono anti-taglio, anche se offrono una difesa maggiore rispetto ai lucchetti utilizzati fino a un paio di anni fa».
Conferma che le catene non sono una barriera insuperabile anche Franco Martinelli, titolare dell’omonima rivendita di bici in viale Lecco. «Con i flessibili a batteria i ladri in un attimo tagliano le catene – afferma il commerciante – Le bici rubate vengono poi smerciate nei mercatini di Milano. Vengono rivendute a 50 o 100 euro. Un guadagno netto, per pochi minuti di lavoro. E poi i ladri sanno di non rischiare nulla: difficile coglierli sul fatto. La mia azienda ha 103 anni di vita: non abbiamo mai visto così tanti furti».
Un fenomeno che disincentiva gli acquisti di bici. «I furti ci stanno penalizzando notevolmente – aggiunge Martinelli – La gente non compra più le bici belle e si orienta verso prodotti di bassa qualità».
Come contrastare i ladri di due ruote? «Basterebbe applicare alle bici un numero di telaio o una targhetta identificativa, abbinandoli al proprietario – dice ancora Martinelli – Ciò renderebbe anche più facile il nostro lavoro. Si metta nei miei panni: mi portano una bici usata da rivendere, come faccio a sapere se è rubata o no? Io sono in difficoltà a ritirare l’usato e per cautelarmi chiedo un documento di identità, altrimenti rischio di passare per un ricettatore se vendo una bici che risulta poi essere stata rubata».
Si inizia a parlare di antifurti elettronici anche per le bici. «Sì, qualcuno inizia a chiederli – conclude Martinelli – Ma anche in questo caso i problemi non mancano. Se tocco inavvertitamente una bici e questa si mette a suonare, che cosa succede? È imbarazzante».
Il problema dei furti non riguarda solo il capoluogo. «Anche noi abbiamo subìto un furto – conferma Alessandro Franchi del negozio Carreri, in via Milano a Cantù – Lo scorso febbraio, di notte, ci hanno portato via 38 bici in un colpo solo. Il problema è che qui a Cantù non rubano soltanto le bici lasciate all’esterno degli uffici, dei negozi o dei supermercati, ma avvengono molti furti addirittura nei box. A un nostro cliente la scorsa settimana abbiamo consegnato una bici da 800 euro: due giorni dopo i ladri sono entrati nel suo garage e l’hanno rubata».
Secondo Franchi le due ruote rubate finiscono all’estero. «Un altro nostro cliente ha riconosciuto la propria bici, su cui aveva applicato un adesivo particolare, su un sito ucraino». Come difendersi? «L’unico deterrente – conclude Franchi – è mettere due o tre catene robuste, belle, bloccando sia le ruote sia il telaio».

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