Binda: «Concorso di idee internazionale per definire gli arredi del lungolago»

Tigli lungolago di Como, tratto tra piazza Matteotti e piazza Cavour

«Per i nuovi arredi del lungolago perché non si pensa a un concorso di idee internazionale?». L’ex assessore alla Mobilità e al Verde di Palazzo Cernezzi interviene così sul dibattito riguardo il dopo cantiere delle paratie. Il Comune di Como ha infatti in carico la scelta degli arredi. Grazie all’avanzo di bilancio sono già stati stanziati oltre 800mila euro. Manca però ancora il progetto. L’ultimo è quello proposto dalla giunta Lucini, non più attuabile. Durante il consiglio comunale di mercoledì scorso, l’assessore ai Lavori pubblici, Pierangelo Gervasoni, ha annunciato un «sondaggio tra i residenti». «Con tutto il rispetto per i miei concittadini – interviene Binda – ognuno deve fare il suo mestiere. La scelta degli arredi spetta agli architetti paesaggisti, agli studenti in architettura. Come si fa a chiedere un parere a tutti i comaschi? Commercianti, imprenditori, impiegati, ognuno ha le sue competenze. Durante il mio mandato organizzammo in poche settimane un concorso di idee per l’asse piazza del Popolo-piazza Verdi. Parteciparono da tutto il mondo. Gervasoni era in consiglio con me, se lo ricorderà. Si potrebbe fare anche per il lungolago».
Secondo Binda si devono preservare anche i tigli. «Sono una scultura della natura – dice – hanno tante qualità, le foglie garantiscono biodiversità, abbattono la CO², fanno ombra d’estate e danno bellezza e sentimenti positivi. Ci sono già troppe persone depresse e arrabbiate in giro. I viali alberati sono nella storia delle città napoleoniche e asburgiche. Vanno difese la storia di Como e la bellezza».
Binda ricorda alcuni errori commessi sugli alberi in passato. «In viale Geno c’erano i famosi ippocastani – ricorda Binda – dopo di me arrivò l’assessore D’Alessandro e fece piantare le querce lacustri. Morirono tutte, perché sotto il viale Geno c’è il cemento armato. Servono essenze con le radici che non vanno in profondità. Se i tigli del lungolago dovessero essere rimossi va fatta una scelta attenta sulle nuove piante».
«I tigli stavano così bene, con le ringhiere storiche con i timoni realizzati dalla fonderia di mio nonno, Ferruccio Bernasconi – dice ancora – Non si capisce che fine abbiano fatto. Quei vetri sono freddi, orribili. Ho la fortuna di aver girato il mondo e sono stato di recente a Berlino. I tigli di Berlino sono sopravvissuti anche all’Armata Rossa. C’è lo splendido viale degli tigli, l’Unter den Linden, una lunga camminata dalla Porta di Brandeburgo alla Schlossplatzche. Gli alberi di Berlino sono resistiti alle bombe e alla distruzione della seconda guerra mondiale, credo si possano salvare anche quelli del lungolago di Como dalle paratie. Non buttiamo via tutto il nostro passato», conclude Nini Binda.

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