Boccata d’ossigeno per le librerie del territorio

Sulla rete annunciavano riapertura

Musei e teatri pubblici e privati sbarrati almeno fino al 3 dicembre, chiuse da oggi anche le biblioteche (che dallo scorso lockdown non hanno peraltro più riconquistato il ruolo di luoghi di studio e consultazione fisici), le librerie del territorio rimangono aperte per la gioia di chi ha cuore la cultura – o per chi ha necessità di avere una determinata pubblicazione per studio, diletto o lavoro.

Ovviamente si rimane aperti nel rispetto delle normative sanitarie in vigore per tentare di arginare l’emergenza pandemia: gel detergenti, mascherine obbligatorie, distanze di almeno un metro tra le persone e gruppi contingentati in proporzione alle caratteristiche dei singoli locali.
Un’apertura di credito – chiesta e ottenuta a gran voce a livello nazionale dalle associazioni che rappresentano gli interessi di editori e librai – che i gestori considerano un valore, vista l’esperienza del precedente periodo di lockdown.

Ad esempio per Anna Corbella della “Libreria di via Volta” di Erba questo è nonostante la serietà dell’emergenza sanitaria in atto un momento in cui nutrire fiducia: «Abbiamo investito, ad esempio ci siamo messi a rifare i pavimenti. E soprattutto abbiamo coltivato ancor di più i rapporto di fedeltà con i clienti. Diamo più di prima consigli al telefono e siamo forti dell’esperienza del precedente lockdown sempre pronti a fare la nostra parte anche con le vendita per corrispondenza e le consegne a domicilio».

Anche per Manuela Maspero della libreria Libooks di Cantù la vendita a domicilio sperimentata tra fine inverno e primavera a causa delle limitazioni al commercio è stata un banco di prova utile. «Non ho mai smesso di farle e a maggior ragione in questo momento, grazie alla rete a cui ci affidiamo che è “Libri da asporto” per le consegne più lontane. Abbiamo instaurato una ottima collaborazione con l’edicola a noi vicina per le consegne più immediate, si è creato un circolo virtuoso. Quando abbiamo riaperto abbiamo percepito un maggiore interesse per il libro, abbiamo conosciuto nuovi clienti. Forse l’assenza forzata dalle librerie durante la quarantena ha avuto un effetto positivo in tanto caos: molti hanno riscoperto il piacere di tenere un libro in mano, di immergersi nelle storie scritte».

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