Braccio di ferro sul bando per viale Geno: perquisita la sede della Pallanuoto Como, indagato il presidente

piscina viale Geno

Svolta a sorpresa nelle indagini della Procura di Como sulla vicenda del braccio di ferro tra Como Nuoto e Pallanuoto Como per la gestione della piscina di viale Geno. Nelle scorse ore il pubblico ministero Pasquale Addesso ha dato mandato alla guardia di finanza per perquisire la sede della Pallanuoto Como in via Diaz, il cui presidente, Giovanni Dato, è stato iscritto sul registro degli indagati con le ipotesi di reato di falso e turbativa d’asta.
Da quanto è stato possibile apprendere, al centro dell’interesse delle fiamme gialle ci sarebbero le comunicazioni vidimate dalla Federnuoto, riportanti gli atleti tesserati agonisti e non .
Un documento che era stato richiesto alla Pallanuoto Como anche dal Comune e che era importante per le valutazioni per l’assegnazione di viale Geno contenute nel bando. Un cartaceo da cui, si desume, la Procura lariana vorrà vedere il numero reale degli atleti della Pallanuoto Como rispetto a quanto dichiarato. Le indagini, insomma, sono in corso e potrebbero ulteriormente allargarsi.
Ad agosto, lo ricordiamo, erano stati gli uffici del Comune di Como, all’interno di Palazzo Cernezzi, a ricevere la visita della guardia di finanza che – dopo l’esposto che era stato presentato in Procura dal consigliere di minoranza Alessandro Rapinese – aveva mostrato, tramite la Sezione Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di polizia economico finanziaria, un ordine di acquisizione di documenti relativo alla procedura pubblica di assegnazione dell’impianto sportivo di viale Geno.
La struttura, storicamente gestita dalla Como Nuoto, era passata clamorosamente di mano finendo alla Pallanuoto Como per poi, da ultimo, tornare – ed è cosa della scorsa estate – alla Como Nuoto. Nel mirino dell’inchiesta vi sarebbero i dati presentati dal secondo contendente, la Pallanuoto Como, che era poi risultata vincitrice della concessione prima del nuovo ribaltamento.
Le società per ottenere il punteggio al fine della vittoria nella gara dovevano indicare – tra le altre cose – anche il numero di tesserati. E sarebbe proprio questa direzione quella presa dalla Procura con la perquisizione della sede della Pallanuoto Como e la richiesta di mostrare la comunicazione della Federnuoto con riportato il numero reale dei tesserati.
«Noi non abbiamo timore di nulla e abbiamo fatto tutto alla luce del sole – ha commentato ieri sera l’avvocato Roberto Rallo, che cura gli interessi della Pallanuoto Como e del suo presidente – Gli interventi che abbiamo fatto sono stati davanti al Tar che tra l’altro ci ha dato ragione. Credo che questa perquisizione sia stata un bene perché sono emerse carte che non ricordavamo di avere e in cui alcuni atleti per cui ci veniva contestato il fatto che fossero agonisti, erano in campo addirittura in un derby proprio contro la Como Nuoto. Qui c’era un bando fatto dal Comune e noi l’abbiamo interpretato in modo letterale, ovvero nell’unico modo che conta. Siamo limpidi e lo dimostreremo».

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